Diario Profezie 4 lug 2025 - 22 mar 2026
> Ottimodirei:
Dio dei miei sogni,
Abbi cura della morte
Che le stelle sono basse
Ma lo stesso non ci arrivo.
Abbi cura dei nostri scriccioli
Che ci lasciano innocenti
E sulla porta di tutte le cose
Così lungamente
Gli diciamo addio;
Anime del prato
Che resta vuoto.
Forse con meno dolore
Ci morsicherà la solitudine
Se quest'impronta loro
Non ci lascia, non ci lascia.
> Ottimodirei: L'arte è ancora a una dimensione umana
> Ottimodirei:
Dio dei miei sogni,
Abbi cura del vecchio ulivo
Che le stelle sono basse
Ma lo stesso non ci arrivo.
Abbi cura dei nostri scriccioli:
Anime del prato
Che resta vuoto,
Che ci lasciano innocenti
E sulla porta di tutte le cose
Così lungamente
Gli diciamo addio.
Forse con meno dolore
Ci morsicherà la solitudine
Se quest'impronta loro
Non ci lascia, non ci lascia.
> Ottimodirei:
Tracce allineate
Come un sole che s'impiglia
Nelle tue sete
Leggere,
> Ottimodirei:
La pelle dei parlanti pullula i porci tele tortorelle d'indimorato amore
Sulle putredini dei nostri cuori
Sui malvagissimi colori
Stendo un sipario di nuvole veglia.
> Ottimodirei: La luna ha sempre la stessa faccia di triste sorpresa
> Ottimodirei:
Grappoli di sale
per il grido degli acidi
Intrappolati nel cancro
Gracidante e grumoso
Del mio ventre.
Prognosi ad vitam
> Ottimodirei: Brucia La Greppia sulla nostra indicibile Aurora
> Ottimodirei: E giù pillole come pietre
> Ottimodirei:
E odo nel vento
Stormire le foglie andaluse,
Il battere dei campanili
Il richiamo di Maometto
> Ottimodirei: Scarno come il cuore indimorato degli uomini fenicottero
> Ottimodirei:
Plurale majestatis
Nessuno più prega gli Dei
Essi se ne stanno accoccolati
A fare come i candelabri
Che ricordiamo se è solo se
Va via la luce,
Ognuno in fondo intriso
Nella sua mediocre singolarità.
Nessuno più pensa agli Dei
Ed è tutta una profonda superficie
Sedimenti e sedimenti
D'immodizia.
> Ottimodirei:
Ed io ti direi
Che siamo della stessa sostanza
Di cui sono fatti gli Dei
O gli Eroi
Fa lo stesso
> Ottimodirei: Pisolino - Solinopin
> Ottimodirei: Sempre arrivo alla sorte
> Ottimodirei: Amo le rientranze, le nicchie Le concavità Gli anfratti
> Ottimodirei:
Anamnesi:
La pelle dei parlanti
Pullula di proci,
Telano le tortorelle
Dall'indimorato amore.
Visita:
Sulle putredini dei nostri cuori,
Sui malvagissimi colori,
Stendo grappoli di sale:
Spengono il grido degli acidi
Intrappolati nel cancro
Gracidante e grumoso
Del mio ventre.
Diagnosi: Reazione idiosincrasica alla realtà esogena
Terapia: Un sipario di nuvole BisInDie
Prognosi: Riservata quoad functionem
> Ottimodirei:
Il passare del vento
È una protrusione di estati
> Ottimodirei:
A volte con la voce
Apro voragini voraci
Nessuna virtù
Pur voluttuosa
Può tapparle
O tarparle?
Solo si può
Contemplarle
E sperare
Di di capirle
E prima o poi
Abbracciarle.
> Ottimodirei: Sei come fiorita nei campi Allegri del vociare assorto
> Ottimodirei:
Se agli dei non dirò
Che le nostre gambe
Si sono perse
Per le vie azzurre e verdi
Loro fingeranno di non sapere
Per farmi la cortesia
Di sentirmi ingiudicabile
Perche ci amano tanto follemente.
> Ottimodirei: L'ignoranza non è l'assenza di risposte è l'assenza di domande
> Ottimodirei:
Un cuore a metà
Sperimentare il vivere
Sempre sul rasoio
> Ottimodirei:
Plurale majestatis
Nessuno più prega gli Dei
Essi se ne stanno accoccolati
A fare come i candelabri
Che ricordiamo se è solo se
Va via la luce,
Perché ognuno in fondo se ne sta
intriso alla sua mediocre singolarità.
Nessuno più pensa agli Dei
Tutto è prezzo, nulla è valore,
Ed è tutta una profonda superficie,
Sedimenti e sedimenti
D'immodizia.
> Ottimodirei:
Barbacane
Guidando ho incontrato ancora
Qualche sparuta lucciola
E ad un istrice ho detto
Buonasera.
Nessuno è perduto
Se spera:
Gli occhietti matti
Si appiccicano alle rocce,
Anche le ostriche spettegolano.
Così tutte le cose del mondo
Mi sanno di pane
E i miracoli si guardano
Sulle dita dei giovani.
Allora Baciami i turbinati,
Bacia la carne che rima
le mie sponde nude.
Questa notte
Che ancora si dice intera,
È il fruttolo delle ghirlande
Innamorate.
> Ottimodirei: Nascondersi dietro la veglia
E accorgersi del sole tormentoso
Che ci infanna
Ed è anche la risposta delle fate.
> Ottimodirei:
Ho svelato i figli di sole.
E urge sugli Dei essere Dei
Essere miracolo:
Fra le curve paraboloidi
Mosse e proterviose
Di fantasia,
Nulla di più insistente
Nulla di più fievolevole.
> Ottimodirei:
Famiglia famiglia famiglia
Ti scovo diradando
Le pocaggini brumose
Che svettano gloriose
Sulle moderne mediocrità,
> Ottimodirei: Un dovere di miracolo
> Ottimodirei:
Famiglia famiglia famiglia
Ti scovo diradando
Le pocaggini brumose
Che svettano gloriose
Sulle moderne mediocrità.
Ho svelato i figli di sole,
E urge sugli Dei essere Dei
Dovere di miracolo,
Essere miracolo:
Fra le curve paraboloidi
Mosse e proterviose
Di fantasia,
Nulla di più insistente
Nulla di più capiente,
Ma dimorato di
Fievolevole esistere.
> Ottimodirei:
L'infermo reticolato
Di queste decadenze
Vernicia l'indecorosa estate
Ed il capestro del vuoto
Pneumatico che attanaglia.
> Ottimodirei:
Haiku
Cosa diremo?
Di fronte all'assoluto
Cosa diremo?
> Ottimodirei: J-apococazione
> Ottimodirei: Ja-poco
> Ottimodirei: Il poeta dai molti nomi
> Ottimodirei:
Dove fortissimo
Cantano le cicale
> Ottimodirei: Vivere sul filo della parabola
> Ottimodirei:
Tempio di Delfi 490 A.C.
Entra correndo un satiro biondo
Trova la pizia e urla:
Domani è la guerra, la GUERRA
La pizia si gira distratta
E allora?
E gli Dei? Che dicono gli Dei?
Nello sguardo della pizia
Il morbo scocciato degli indifferenti.
> Ottimodirei: Quassù c'è rumore di pietre
> Ottimodirei: Nessun libro, neanche un po' sottolineato è stato un libro amato.
> Ottimodirei: Più azzurro il suo pezzo di sole
> Ottimodirei:
Camillo è tranquillo
Piccolo leone canino
Quassù dove sono
Rumore di pietre
E mammone carnute.
Camillo ama il pollo
Ed è un cane bello
Come Umberto direbbe
Ed io non so dire,
Non latra qui
Sul suo pezzo di sole,
Che tutti cercano
E lui solo trova.
> Ottimodirei:
Introduzione: La maggior parte delle cose che dirò, sono state dette davvero. S'intitola:
Colui che ha molti nomi
Jacopo Di Lazzaro
Di Lazzaro Jacopo
Jacopo
Jacopino, Jacopetto zumpappá
Giacomo, Iacopo, Yacopo,
Lu Lazzaratt, lu npat d' frajurn.
Ja, Jaco, Jaki, Eh Jacopí
Jei, JeiJei, Jei-Ottimodirei
Goodmorning Jakpo, Jackpot, Jolly
Acronimato:
Spettabili signori
Come già convenuto in precedenza
Bla Bla Bla
Ta Ta Ta
Na Na Na
Firmato:
DieLLeJei, Mh, JeiDieLLe,
DJLazzaro
Tunz Tunz Tunz.
Jacopos, Jacopovich, Jacopopulos
CavalierSettesoli
Regnum Jacopingi
Jacovè Dio del popolo di Jacovele
Jacopare, Jacopando, Jacopissimo, Jacopessimo, Jacopozzo, Jacopazzo, Jacopollo, Jacopello-Eventi.
Jacopone da Todi, Jacopo Ortis, Jacopo da Lentini
Dulcis in fundo, ma non fundis in dulce:
Jacopittu, Loquito, SuperJ, Nonna Jacopo (Hai mangiato?)
Molti di loro sono e sono stato
Molti sarò o altri dovrò essere,
Nessuno di loro non è me:
In tutti loro io esisto.
> Ottimodirei: Festeggiamenti Jacopei, Jacobeo
> Ottimodirei: Gioacchino
> Ottimodirei:
Ognuno vorrebbe per sé
Più largo il suo punto di cielo
Nessuno sa che degli altri
Nessuno sa che s'infinita,
Ognuno sta monade
Costretto alla propria strage,
Fermo e brullo
Ad altre formule.
> Ottimodirei:
A Istambul ho incontrato
Una zuccheriera
Ed era sorella di quella
Che ho negli stipetti
Della sopportata casa
Marittima e Gigliosa.
Corpo di fluido fermo,
Vetro di bassa levatura.
Ma così dal caos
Delle particelle subatomiche
Esce quest'ordine indicibile,
Questa fisica così buffa
Ma ugualmente legiferata.
Ed ecco anche noi
Come zuccheriere:
Composti d'impalcature
Frullate, famigerate
Baraondanti di frattali.
Com'è piccolo il mondo.
P.s. A Costantinopoli
La usavano come biscottiera.
Com'è fatidico il mondo.
> Ottimodirei:
> Ottimodirei: Paraclito
> Ottimodirei:
Ballata del Lunghissimomare
Dea dammi in dote
Parole smozzicate, monche
Ma pur sempre parole.
Parole arrabattate
Parole che vibrano
Parole rotte
Parole che ballano
Parole che non posso guardare,
Parole che nessuno ama.
Distratte, distratte periferie
Che mi conducete così
A questi villaggi allegri
E colendi, assenti
Di grezza fissità,
Assenti di rimuginio,
Conducimi attraverso
Questa grazia verde
Che in noi conguaglia
I sentimenti indimorati.
Ed i pigneti chiusi
Nascondono gli dei,
Ed i palmeti aperti
Nascondono i pirati.
Ascolta popolo intasato
Ed io ve ne narrerò
Come il Buon tasso
Rigato di rughe,
Dei figli del vecchio mare
Del verde adriatico,
Culla dei popoli,
Regno serenissimo,
Il vecchio Adriatico.
Che è in verità tutti i mari
Anche quelli senz'acqua
Mari molecolari
Di ozono e di azoto
Di nulla, di vuoto.
Quelli che Pangea
Circolarmente bacia,
E quelli che sbadatamente
La sommergono.
> Ottimodirei:
> Ottimodirei:
Sono qui dove stanno le Tortore
E c'è anche il signore che canta.
Gli archi gialli vanno e vengono,
La Nutella è lucibonda.
Dicono che il signore canti
Per sua moglie, ma è solo.
Sulla rotonda del poeta
Io passo come le nuvole,
Nemmeno più sorge il gelato.
> Ottimodirei:
Arrabattate
Parole che vibrano
Parole rotte
Parole che ballano
Parole che non posso guardare,
Parole che nessuno ama.
Che è in verità tutti i mari
Anche quelli senz'acqua
Mari molecolari
Di ozono e di azoto
Di nulla, di vuoto.
Quelli che Pangea
Circolarmente bacia,
E quelli che sbadatamente
La sommergono.
> Ottimodirei:
Mannaggia al provolone
Il piro piro selvatico
Deruba le papere
Mentre i topi tappano le stupe
E gli sfashtidia la cishtifellea.
E allora le papere fritte
Rubano loro il gorgonzola
Sotto i ponticciuoli
Dei tapiri barboni,
Ormai salamellati e dishperati.
Intanto Camillo spitipillo
Spolpa i polpi tranquillo.
> Ottimodirei: Camillo camomillo
> Ottimodirei:
Le combinazioni erano impossibili
Qui la luna è un gregge allupato di cellule luminose
che brama la mia contentezza ed io non so dargliela
> Ottimodirei:
E sono per un certo
gradiente albero
> Ottimodirei:
Ecco qui per primo
Scendendo
Scorgo il tremolare
Della curva felice,
Che gratta via
Le graie grottacee.
Perfino i grappoli
D'indirigibile follia
Sanno Qui a tacere.
Solo la sirena
Qui m'incanta
Ma il tempo
Non vuole che sosti
È solo il primo capitolo.
> Ottimodirei:
Caramello
Birillo
Cirillo
Mirtillo
Pupillo
> Ottimodirei:
Se il Dio mi farà profeta
E mi dirò che tutte le anime
Sono umane:
I polli, le granseole
I vocativi, i trillici
Il Gerico e le klemmer,
Tu amore mio, ascoltami
Ascolta la mia lucida,
Pietosa follia
E Salvami, salvati.
> Ottimodirei: Dulce in fundo diluvii
> Ottimodirei:
Spolpa i panini tranquillo
E si prende una saramandola.Disse il popolo festante,
Presero il denaro
Lo spezzarono
Lo diedero a tutti e dissero
Prendete e gioitene tutti
Questo è la nostra anima
Venduta al desiderio di ognuno
Perché si faccia materia
Che col trascendente
Non si scopa.
Nell'ombra dell'ultima sera
E nell'ora che sento più vera
Ia mia stolida mente rivela.
Cuore, mio cuore corrotto
Che pure d'inverno non gela
Non temere l'averla qui sotto
Torna per tutti la primavera.
E non è per le lesioni aftose
Per i virus che slatentizzano
E ballano nelle mie carni, No,
È perché ho ingoiato
Il figlio del mio sonno.
Non capita anche a voi
Di essere ipsodonti?
Solitamente solitario
E le croste di schiuma
Si attardano a sbocciare.
Lontanissime luci scivolanti
Al pelo scuro del gran lupo cupo
Dicono che è ancora San Lorenzo.
Alto riccio bianco e
Bassa bruna scura
Corrono e si amano,
Molti d'intorno si baciano
E Dio li protegge,
Forse Dio sono loro
Forse Dio è tutte le cose
Forse noi siamo tutte le cose.
Una donna è sola
Lambita al suo asciugamano
E s'immerge del gran lupo marino.
Torna e mi chiede amore
Ma Apollo non è con me.
Graffio qualcosa,
Gli porgo una pagina
Perché non ho altro.
Questo segno grafitico
Quasi più non dirimo
Dalle grandi ombre,
Perché scrivo con l'ultima luce,
Luna ancora non viene a trovarmi:
Forse stasera non c'era.
L'idea d'infilarmi
Fra le maree di carne d'agosto
Male bolgissime di clienti estivi
Allupati di tane accaldate
Immoribile amore
Segnò sulle gote
Immoribile amore,
Segnò sulle gote
L'ala d'un fiore.
E vorrei che ci amassimo
Come si amano le cose amate:
con quella Grazia spasmodica,
con quella pace insonne,
con il frutto onesto della cordigliera
che taglia le viole dei netti Pascoli
bruciati bruciati
dove mi confondo
perché son vestito di Terra di Siena.
Che miracolando
Innanzi a me generasti coscienza d'esistere,
Pregarti dovrò ancora
Per un ultimo mistero
Che ascolta la vita
trangugiare la morte.
Tu sorridendo
tu esplodendo
tu grande come il miele
tu dolce come il mare
Come si abbracciano
Le cose abbracciate,
Intuandoci da fare vertigine.
Ti amerò con tutte le mie leggere profondità,
Come un geode
Che collima col sole,
Come la Tortora tristissima
Ma che non vola via.
Perché ero un bellissimo mago
Quand'ero ancora immacolato.
Immoribile amore,
Segnò sulle gote
L'ala d'un fiore.
E vorrei che ci amassimo
Come si amano le cose amate:
con quella Grazia spasmodica,
con quella pace insonne,
con il frutto onesto della cordigliera
che taglia le viole dei netti Pascoli
bruciati bruciati
dove mi confondo
perché son vestito di Terra di Siena.
E vorrei ci abbracciassimo
Come si abbracciano
Le cose abbracciate,
Intuandoci da fare vertigine.
Ti amerò con tutte le mie leggere profondità,
Come un geode
Che collima col sole,
Come la Tortora tristissima
Ma che non vola mai via.
Perché ero un bellissimo mago
Quand'ero ancora immacolato.
In questa buona notte
Dove il carrubo mi tramuta
In una bestia rallegrata,
Innamorata dei trucchi
Vanificati e del solletico
Che parla in lingue avventurose.
Cavità di riempite grazie,
Speloche colme di maghi,
Tettoniche in pelloca
Saturate di vapore carnifugo.
Piedi con cuore,
Occhi su braccia,
Dita con mani,
Fianchi su labbra,
Ossa con ossa,
Calore con calore.
Guardi il barbaglio
Dell'alba piperita
Di bomboloni risoloni,
Sai che il bello
S'è fatto vero
Come la gravitazione
Universale, la ragione
Del carbonio, la radiazione
Cosmica del fondo.
E riemerso dalla mandorla del Dio
Mi accorgo che ognuno
Glien'é parte.
Bellissimi infiniti
Fotoni fissati
A pellicole bioelettriche
Demiurghe.
È il tempo per me di durare
Non Amerò che quell'umore dell'uomo,
Che non può essere comperato.
È quella falce
Che la favola ci dice.
E la strada infareggiata
Di linee e pudore
Dritta dritta
E nera nera
Sembra in su portarmi.
Al cielo benedetto.
Non sembra vera
La via che s'immateria.
È quella falce
Che la favola ci dice.
E la strada infareggiata
Di linee e di pudore
Dritta dritta,
E nera nera,
Vuole involarmi
All'etereo benedetto.
Senza l'assenza
Non sembra vera
La via che s'immateria.
Che dirige il perpetuo
Mutare che siamo.
Della tavola rotonda
E dell'acqua triangolata
Dove l'icona triste d'un Cristo
Accoglie la fila di palme
Un po' esuli
Un po' naufraghe,
In fondo il porto sepolto
Incontra la piazza del mare
Dove i mercatini giocano
E c'è sempre baccano.
Sempre laggiù
Piccoli leviatani
Senza benzina
Rubano misere lische,
E pure le maioliche
Pretenziose, malposte,
Frullano intorno
Alle buone bestie lignificate
Che per vivere succhiavano
I mirti alghali,
Ed ora per altri attendono
Bagnanti grassi,
Con qualche parola lussuosa
Qualcosa più in là migliora
Ma prima delle ultime anatre
Le curve e i cocomeri
Sono resti abbandonabili,
Sono ruderi derubabili.
Benedici ciò che non posso
O non voglio vedere.
Benedici chi piange e tace,
Chi abita coi mostri.
Benedici le puttane,
I ladri, i drogati
Che anche loro hanno
Solitudine e paura.
Benedici l'africa
Riempita di pattume
Da grassacci che poi dicono
"Ci rubano il lavoro"
Le isole di plastica
Nel biondo oceano.
Benedici l'invisibile,
Che le notti sono il giorno
E i giorni la notte,
Per chi è cieco, cieco
Come questi scimpanzé
O bonobi, fa lo stesso.
Non è più giorno
Ed io sono in piedi
Con un bacio in mano
E nessuno lo vede
Nessuno lo vuole.
Chi amerà questo
Bacio sotterrato?
Non meritano l'arma
Del mio amore disperato.
Curva sul muro tamericioso,
Inizia quel tempo
Dove ognuno è nessuno.
Anche se hanno casa le rose,
Anche se i massi
Camminano sul mare,
Nessuno sa il loro ingegno.
E li accadde a una casa di sabbia
Fermandosi la rabbia per riposare,
Che la carne si gonfiasse
Divenisse Terre selvatiche:
Tenere cupole
Frondose o levigate
Succhianti interi corpi,
Funghi cavernosi
Grondanti Miele allucinogeno,
Fiori ingurgitanti
Bestie indimorate,
Tronchi verticalissimi
Trafiggenti fortezze alate
Che colmate, scoppiavano
Di polline fluorescente.
Sparita la polvere
Tutto tornò al deserto,
Tutto tornò al nessuno:
Con la rabbia più cocente,
Più acida di prima.
Ci fosse indosso
E i contingenti
Dell'esistere
Ci volessero innaturati
Io troverei un pianto di pace
Sepolto chissà quando
Sotto le rovine del mondo.
Sulla via che scende alla notte
Ho incontrato i cuori antichi
Che donammo alla terra
Quando il tempo finiva.
E se mi foste accanto
La morte non troverebbe
In noi significato,
Il grano mi sarebbe
Infine vivificato.
Ma ora che il tramonto
Punge il futuribile
Così vuoto, così smembrato
Io trovo solo il sogno
Di un nipote smemorato.
Ho ritrovato i nuclei di tenerezza,
E una luce mi balla nella carne
Perché ritrovo chi ero
Nella pace di un pezzo
Che corrisponde.
Che sorge ai nostri piedi
Questo vorrei per i giorni
Che verranno.
Rendici le notti così aperte
Che alle falde del Dio
Nessuno ci muoia,
A chi mi è accanto
La via che segue i girasoli
Folletto dei letti
E la e la notte si sconta nel giorno,
Sulle caruncole di uno Stato
Luciferi incravattati
Rubano il pane dei congelati
E li deridono, perché non hanno
Frutti d'oro o di pece
Da vuotare per le loro tasche.
E' notte
E la notte i porci non tornano
Altrimenti non c'è gusto.
E notte oramai
I luciferi hanno vinto,
E noi che vedevamo
Quanto guasto c'era
Pregheremo che venga
Il dragone del diluvio,
Pergheremo che risparmi
Le nostre anime infami
Perche restammo inermi
Quando ancora
Potevamo agire.
Non foss'altro per maledirlo
Nelle notti del colore che salva,
Che alle porte di tutte le cose
Il tutto ci rompe i polsi
Invasi di stare a continuare
Senza pace, senza tregua.
E cane mi guarda,
La notte è un monte fritto
E passa gregge di foschia.
L'uomo è chiaro e riccio,
Borgo è qui e non rovina,
Poesia è qui ed è onesta.
Tutto è uno, tutto è qui.
Dove c'è spazio di manovra
Che viene la morte
Ci amasse fino in fondo,
Nella materia tremenda,
Nel sale del mondo.
Noi troveremmo uva fresca
Per i nostri sentimenti
Così lungamente teneri
Così lungamente dolci.
E se il mio posto e il tuo posto,
Che fanno la spola
Fra la cenere degli isolati,
Sì unissero sul fragore,
Saremmo così
Maggese in luce
Che potremo curarci.
E allora baciami,
Baciami così forte
Che non si può morire.
Che fanno la spola
Fra la cenere degli isolati,
Sì unissero sul fragore,
Saremmo così
Maggese in luce
Che potremo curarci.
E allora baciami così forte
Che la morte non potrà
Venire a prenderci.
E cane mi guarda,
La notte è un monte fritto
E passa gregge di foschia.
L'uomo è chiaro e riccio,
Borgo è qui e non rovina,
Poesia è qui ed è onesta.
Tutto è uno, tutto è qui.
E solo noi siamo
Sempre e per sempre
L'amore che diamo.
Pianto il mio sole benedetto
Che mi fa tenera ombra
Perché troppo è buono.
Dio dell'arte e della poesia
Che questi popoli ormeggi
Alle porte delle città stanche
Dimora ancora con noi, per ora.
Del nostro amore,
E ho messo da parte
Giare di silenzio
Per il Dio che ci vuole.
Mangiando prodotti
Protonati di latte e cacao,
Ed oltremare geme
La lama dei mostri
Nel ferro cementato.
Non riesco, Non riesco...
Ad esser lieto,
Pur nell'ombrello
Del concilio di Trento.
Il desiderio senza Amore
È vuoto.
Nelle viscere degli Dei
Scorsi le vie cometanti
Che il seme non ci
Urla addosso.
del midollo terreno,
anticipando l'alba col pensiero
il cuore di colpo è fatto vero.
Gorgogliano le risa
Che nessuno può esistere
Senza un Dio che garantisce.
Che parole puttane
Gridino la nostra notte.
Se otteremmo
Che ci facciano più onesti
Per la storia, per la libertà.
Allora saremo liberati
Da quest'infamia
D'essere tutti indifferenti.
Che non annotta i matti
E chiede conto ai contatori,
Che tiene vive le carni
Dei paesi putrefatti
E annaffia di benzina
I semi della riscossa.
Questo amore non
Lascerò morire.
E il cuore delle case luccica
E il cuore delle case luccica.
Ma se io nella lunga sera,
Che cede alla festa
Mentre il mondo brucia,
Tornassi al sogno
Dov'ero naufrago di terra
E offrivo un ciambellone
Universale agli studenti
Ed ai ragazzi innamorati,
Dove piangevo lacrime paterne
Pensandoli al miracolo.
Io curerei i miei rottami
Con più pietà, trascinandoli
Come nuvole multiformi
Sulla terra dipinta,
E tutto il sentire impegnerei
Perché nessuno muoia
Di questa docile amarezza.
E avrei molta mente,
E avrei molto cuore,
E il Dio della speranza
In me avrebbe la fierezza
Che solo destina ai fiori
Al culmine dell'arte:
Che i cinici chiamano follia
E folli chiamano grazia.
L'azzurro ci chiamava
A nome a nome,
Nella grazia di un altrui
Che non ci vende.
È amare così forte
Fin dentro al sogno
Che salva questa carne bella
Dall'infamia dell'indifferenza.
Un cuore nuovo,
Un cuore nuovo!
Trapiantare bisogna
In questa terra.
In questo mio
lunghissimo innamorarmi
Io seminerò.
cucciolo lo zio
del dio bambino
nessuno ha la sua notte
nessuno il suo giorno.
Cintura di perle
Per la terra dipinta.
Cuore teatrale che
Nel torace combacia,
Cuore immacolato è
Cuore suo.
Scendono in piazza e gridano
Perché i bugiardi vomitano
Parole d'interesse.
Collimate al mio fervore
Rancide e supreme
Salate d'azzurro,
Come non tagliate
Veramente i nostri corpi
Non saprei dire.
Compagne di gracili vertebre:
Rondoni risoloni
Zitti Zitti
Buoni buoni
Senza nido.
Bestie salutate
Al nostro nucleo vagabondo
Come le curve
Negli anfratti marini.
Jacopo era il suo cuore
Cintura di perle
Per la terra dipinta.
Cuore teatrale che
Nel torace combacia,
Cuore immacolato è
Cuore suo.
E il cuore delle case luccica.
Ma se io nella lunga sera,
Che cede alla festa
Mentre il mondo brucia,
Tornassi al sogno
Dov'ero naufrago di terra
E offrivo un ciambellone
Universale agli studenti
Ed ai ragazzi innamorati,
Dove piangevo lacrime paterne
Pensandoli al miracolo.
Io curerei i miei rottami
Con più pietà, trascinandoli
Come nuvole multiformi
Sulla terra dipinta,
E tutto il sentire impegnerei
Perché nessuno muoia
Di questa docile amarezza.
Allora il Dio della speranza
In me avrebbe la fierezza
Che solo destina ai fiori
Al culmine dell'arte:
Che i cinici chiamano follia
E folli chiamano grazia.
Trafiggono le tracine
Troppi treni trattati
Da troie, troppi troll
Tratti dai tremori
Delle terre timorose.
Vero dormire
E tu fossi dolce luce
E il mio verbo
S'inducesse all'aureola
Con Radici Innamorate
In vernici incorniciate.
Vero dormire,
E tu fossi dolce luce,
E il mio verbo
S'inducesse all'aureola
Imperfetta, imperfetta.
I cuori delle bestie sarebbero
Santissimi anche quando
Non hanno un nome;
E i pensieri cometanti
Dirupando verrebbero
Con radici innamorate
In vernici incorniciate.
creature
universalmente
Innamorate
È accagliato al suo giorno
Mi era inviso l'addome scavato
E il ventre rutilante di sconcerie.
Mi amavo più facilmente
Quand'ero ancora Innocente.
Rutilante
Vita
Il cuore delle nuvole.
Amo chi molto ama
Le molecole della terra
L'assioma celeste
Dei nostri corpi vagabondi
E sul nostro Abruzzo
molecolato di emazie
Il tuo sogno corre al mio argine
come un barocco.
Scorgendoti il mio corpo
s'è fatto memoria,
Ricorda quel tempo
prima del genoma,
Prima delle forme,
prima dell'anima.
Dove già c'incotrammo
Celesti fotoni lucenti
A gonfiare l'assoluto
A erompere dal nulla
Essendo ingenerate essenze.
E qui, ora, persistendo
Ritrovo inalterata
La tua perfetta meraviglia.
E sul nostro Abruzzo
Molecolato di emazie
Il tuo sogno corre
Come un barocco.
Scorgendoti il mio corpo
S'è fatto memoria,
Ricorda quel tempo
Prima del genoma,
Prima delle forme,
Prima dell'anima,
Dove già c'incotrammo
Celesti fotoni lucenti
A gonfiare l'assoluto,
A erompere dal nulla,
Ingenerate esistenze.
E sul nostro Abruzzo
Molecolato di emazie
Il tuo sogno corre
Come un barocco.
Scorgendoti il mio corpo
S'è fatto memoria,
Ricorda quel tempo
Prima della sostanza,
Prima della forma,
Prima dell'essenza,
Dove già c'incotrammo
Celesti fotoni lucenti
A gonfiare l'assoluto,
A erompere dal nulla,
Ingenerate esistenze.
Noi gomitoli di quark
Inteneriti cometando
Sapevamo cos'era l'amore.
E sul nostro Abruzzo
Molecolato di emazie
Il tuo sogno corre
Come un barocco.
Scorgendoti la mia materia
S'è fatta memoria,
Ricorda quel tempo
Prima del prezoico,
Prima dei pianeti,
Prima dei protoni.
Dove già c'incotrammo
Celesti fotoni lucenti
A erompere dal nulla,
A gonfiare l'assoluto,
Ingenerate esistenze.
Noi gomitoli di quark
Inteneriti, cometando
Già sapevamo cos'era l'amore.
Perfino nello stato precedente,
Dove l'origine ultima
Dell'esistenza dell'energia,
Che ci generò,
Impossibile è da determinare
Scientificamente,
Non potevamo che
Abbracciarci senza spazio
Baciarci senza tempo
Dormire come i cuccioli,
Cuccioli infiniti.
Indirupate fra vili cose
Salutandoti potrò
Baciare le tue iridi,
Con bella sorella cane
Che rompe i vicini
A bere la luna
Dalle tue mani.
Non c'è un sogno
Pari a questi cimeli
Osservare
Vedere
Contemplare
È la progressione degli occhi
Verso le cose immense.
Signore delle foglie,
La luna nel costato
Che grida amore,
Le curve gentilizie
Del mio cranio antico,
Al tuo buonumore
Che tanto predicando
Crederemo essere vero,
Noi solitarie soglie
Del netto vivere.
E sul nostro Abruzzo
Molecolato di emazie
Il tuo sogno corre
Come un barocco.
Scorgendoti la mia materia
S'è fatta memoria,
Ricorda quel tempo
Prima del prezoico,
Prima dei pianeti,
Prima dei protoni.
Dove già c'incotrammo
Celesti fotoni lucenti
A erompere dal nulla,
A gonfiare l'assoluto,
Ingenerate esistenze.
Noi gomitoli di quark
Inteneriti, cometando
Già sapevamo cos'era l'amore.
Perfino nello stato precedente,
Dove l'origine ultima
Dell'esistenza dell'energia,
Che ci generò,
Impossibile è da determinare
Scientificamente,
Non potevamo che
Stringerci senza spazio
Coccolarci senza tempo
Dormire come i cuccioli,
Cuccioli infiniti.
con carne stringibile,
sul volto delle tombe
grava la melma del deserto.
Anche le mie mani
sono sporche di sangue,
Dio, tuo umano sangue.
Eritrociti coagulati
Al dolore cocente cocente,
Che fa granire l'odio
Nei secoli dei secoli.
Essere traslucidi,
Fremere d'un secapunto,
Avvertire le frequenze
Del sentire universale,
Incidere queste opere
Su cattedrali di carta,
E piangere,
Piangere che l'eterno
Ci tiene in conto.
Che più gradevolmente avrei
Recitato poesie altrui
Mario Benedetti, Ungaretti
Alessandro ceni, Magrelli.
Invece che brandire il palco
Col mio ego, autocelebrare
Queste parole smozzicate.
Non so cosa si aspetta il pubblico, d'intrattenersi
Di sentirsi intelligente,
Di gente che amasse
veramente, senza frode,
Senza ipocrisia la poesia
Ne conobbi molto poche.
D'altronde parlavo come
sapendo cos'è poesia.
E se chiedete non so dire,
Ma dire io posso cosa ho imparato.
Che poesia è contemplare,
Intimamente comunicare.
Nessuno parla mai
Se non con la poesia.
Signore delle foglie,
La luna nel costato
Che grida amore,
Le curve gentilizie
Del mio cranio antico,
Al tuo buonumore
Che tanto predicando
Crederemo essere vero,
Noi salvate soglie
Del netto vivere.
A questo brulicare assorto
Dagli urbani vizi strutturali.
Gremito era in me
Il puritame angosciato,
Che solo pregava
Un più lucido accordarsi,
E volentieri tra le braccia dei fanciulli
Avrebbe spiato le ragazze al fiume
Curve nei loro anfratti dolcissimi,
Per cercare insieme più lunga casa.
Signore degli istanti
Perché tu ne faccia
miracoli terapeutici
Per le bestie senza nome,
Purché sia placato
Il nostro indirigibile amore
Nella notte che
Non potevamo nulla,
E ci staccavano i cardiociti
Ad uno ad uno.
Offro la mia strada
Signore del sereno
Purché tu ne faccia
Difesa ininterrotta
Per queste irrimediabili
Creature minuscole,
Difesa ininterrotta
Per queste irrimediabili
creature minuscole.
Signore degli istanti
Perché tu ne faccia
miracoli terapeutici
Per le bestie senza nome,
Purché sia placato
Il nostro indirigibile amore
Nella notte che
Non potevamo nulla,
E ci staccavano i cardiociti
Ad uno ad uno.
Offro la mia strada
Signore del sereno
Purché tu ne faccia
Difesa ininterrotta
Per queste irrimediabili
Creature minuscole,
Stroma
Tre galletti allegri di pelle.
Crebbero i boleti:
Penobra con ombelico
Miociti con saliva,
Piede con seme.
Stanotte stringo
Stroma irripetibile
Che inclina le mie
Nascoste solitudini,
E quanta limpidezza
Era nella voglia
Di chi comprendeva
Le mie doppiezze:
Facce triangolari
Sottomesse alle venerazioni
Di queste lunghe adolescenze.
Amarsi fin dentro al sonno,
Dove le case hanno abbracci
Fin dentro al sonno
Dov'è solido cielo
E le montagne
Hanno abbracci.
E se le case hanno corpo
Di morbido marmo
Tu pesca con piene mani
Muschi-medicina,
Fin dentro al sonno,
Dove il cielo è solido
E le montagne hanno abbracci.
E se le case hanno corpo
Di morbido marmo
Tu pesca con piene mani
Muschi-medicina
Da offrire agli ospiti,
Accompagnali
A baciare i mosaici.
Facevo io, l'essere di favola
A organizzare frullerie,
Orge di dolce violenza.
Buffo è il mondo
E le sue vie tanto torte.
Necessità di sostanza
Distinta dalle illusioni,
Corpo lanciato al futuribile.
Oggi sei il tuo
Spirito fremente:
La carne canta,
Lasciatela cantare,
Oggi sei risuonante.
Oggi sei l'allegria,
Le vette a un passo
E nel cuore fracasso.
Così sei vasta,
Le tue moltitudini
Ballano in coro.
Fin dentro al sonno,
Dove il cielo è solido
E le montagne hanno abbracci.
E se le case hanno corpo
Di morbido marmo
Tu pesca con piene mani
Muschi-medicina
Da offrire agli ospiti,
Accompagnali
A baciare i mosaici,
E infine fai il bucato
Fallo perché profuma le pernici.
Si, le vecchie pernici.
E salvasogni verrà
A trovarci, a trovarci.
Signore degli istanti
Perché tu ne faccia
miracoli terapeutici
Per le bestie senza nome,
Purché sia placato
Il nostro indirigibile amore
Nella notte che
Non potevamo nulla,
E ci staccavano i cardiociti
Ad uno ad uno.
Offro la mia strada
Signore del sereno
Purché tu ne faccia
Difesa ininterrotta
Per queste irrimediabili
Creature minuscole,
Anche quando gli osteociti
Cederanno al tritume
Degli indifferenti.
Offro il mio corpo
Signore delle foglie,
La luna nel costato
Che grida amore,
Le curve gentilizie
Del mio cranio antico,
Al tuo buonumore
Che tanto predicando
Crederemo essere vero,
Noi salvate soglie
Del netto vivere.
Siamo il sogno,
Generiamo il sogno,
Torneremo al sogno.
Amare cose
Interdette agli uomini
Generiamo il sogno,
Torneremo al sogno.
Albergo di baci
(Sonagli di luce)
Prendi le mie mani:
Resti corrotti
d'un giorno inquieto.
Prendi le mie caviglie:
Streghe gracchianti.
Prendi i miei occhi:
Incuneati di spavento.
Ti guardo e sento
Il destino farmi un'offerta:
Difenderti o smarrirmi,
Difenderti o perire.
Fin dentro al sonno,
Dove il cielo è solido
E le montagne hanno abbracci.
E se le case hanno corpo
Di morbido marmo
Tu pesca con piene mani
Muschi-medicina
Da offrire agli ospiti,
Accompagnali
A baciare i mosaici,
E infine fai il bucato
Fallo perché profuma le pernici
Al biondo sole.
Si, le vecchie pernici.
E salvasogni verrà
A trovarci, a trovarci.
Che è la porta
Chiusa dell'incendio,
Da te che eri verbo,
Yahweh incarnato.
Ora la burla
È l'opera maggiore,
Rumore di quaglia
E orma di procione:
Inconsolabile dardo
Sulla mia inquietudine,
Sacra prospicenza
Al divenire abitato.
Abbinata al lucore
A stampa del Silfio
per lunga memoria.
Questa è l'opera
Incedibile della fenice:
Un melograno vivo.
Domani gli ungulati
verranno alla Polla del cielo
a masticare foglie di coca
per non sentire
l'algore del capitale:
giavellotto conficcato
nelle loro viscere estreme.
E dallo specchio sgorgerà
l'acqua santa che ride
Ride e le costiere verranno giù
balenando nel cuore di chi resta.
Le voci disperse,
Capibara dorati
Su e giù per la notte
Nel nome di un Dio
Che non li veglia.
Ama stanotte
I corpi dei fratelli,
Che anche tu
Sei carne e frequenze.
Nessuno può entrare.
Avevate in me
Il sapore collettivo
e le tempie macinate
dalla mia fedele solitudine.
Nessuno può attraversare
il rizoma estremo del Segreto:
L'angelo martoriato,
Il pagliaccio salutato,
Lampranto intutelabile
Premuto al mio lucore.
Lieve infine la radice s'abbaglia
E venendo la galaverna
Non sentiremo freddo
nido ineludibile
del mio sogno
che è la divinità
avverata sui miei passi interi
Radice tracimante
Sulle guglie del segreto.
Sento la tua soglia
Passare agli archi,
Alle piramidi perfette
Che il Dio non indolora.
Amore mio estremo:
Visione di grezza
Fissione a Damasco,
Prognosi di scirocco
Solidificato.
E su di me insiste la poesia,
Guardo il palombo
(Spia di questi studi)
Con falsa amarezza,
E gli oggetti del desiderio
Che attendono
Sgualciti divoratori:
Marmaglia maledetta
Dalle sue dimenticanze.
Fin dentro al sonno,
Dove il cielo è solido
E le montagne hanno abbracci.
E se le case hanno corpo
Di morbido marmo
Tu pesca con piene mani
Muschi-medicina
Da offrire agli ospiti,
Accompagnali
A baciare i mosaici,
E infine fai il bucato
Fallo perché profuma le pernici
Al biondo sole.
Si, le vecchie pernici.
E salvasogni verrà
A trovarci, a trovarci.
Ha una campanella,
Suonala, Suonala,
E il male non ci coglie.
La campanella era l'amore
Per i funghi amici in tondo.
Giorgia Xena,
Lottava con amore cantabile.
Avrei per te cose
Che gli altri non hanno:
Pianeti dubitanti
Palazzi di ragnatele.
Avrei per te ceselli
Che nessuno vuole,
Il mio lento sorriso
Le tristezze incamerate.
Se tu fossi vera
Forse non vorresti,
Forse per amore
Della tua libertà
Resto solo.
Giorno di marzo
Il tuo umore è un ortaggio
che non posso dire,
Sincero singulto fra le altalene.
Tutti camminano:
Le nuvole, i fiori, i sassi,
le vecchie col cane,
Gli immigrati e i fossi.
L'azzurro si spalanca,
Lazzaro è resuscitato.
Ed ora che annebbia
Mi prende un euforia annoiata.
Un cannolo sulle tue reticenze
È l'angolo inscritto
Alla mia solitudine.
Brucia nuovamente,
È questo il fuoco sacro?
Quest'igiene del mondo
La vedo con occhi
Addomesticati al dolore.
Cronologie di millenni
Durano sull'epistrofeo dei forti.
Abitante dell'incendio:
Le mie piante scalze corrono a te
Nel groviglio delle ore
E tu stendi per me
Un merletto di voglie.
Fanciullo io trovo con te
Bianchissimi i papaveri in fuga,
Pace prosperante
Di morbida brevità.
Sono tutti disertori,
Il ME paladino stanco
Ha la necessità dell'eremità.
poesie sopra la catastrofe
poesie sopra l'apocalisse.
canzoni stese per tenere
il buio all'ombra
e la luce è un cancro
che dice Addio
o non va più via
Dio mio,
qui si parla chiuso.
Ed è una nuvola amata.
Anima cotonosa
S'annulla con te
Il tempo del mio disegno,
Un mestiere che a vivere
S'incamera nelle costole,
Camere che hanno volti nuovi
E avventure da ricordare.
Come sa di sapone
Divenire più grandi,
Inclusi nel fiore degli anni
A guardarci camminare aperti.
Una nuvola è restata,
Ed è una nuvola amata.
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