Diario Profezie 6 nov 2024 - 4 lug 205
> Ottimodirei: Le fragili vocali del mio essere Tirami in ballo
> Ottimodirei: Su questa balera
> Ottimodirei: Viva l'anima resa viva dall'arte
> Ottimodirei:
Viva l'anima
Dell'arte viva
> Ottimodirei:
Viva l'arte che
L'anima ravviva:
Eccomi dono
Supremo.
> Ottimodirei:
Amami così
come le vecchie non amano gli zingari
come i giovani non amano i vecchi
Come il grasso non ama l'acqua
come la guerra non ama la pace
Amami così, amami così
Come la roccia non ama i Passeri
Come gli ebrei non amano i Palestini
Come i vigliacchi non amano i giusti
Amami nella stessa misura
con cui si odia
E fra tutti
sotto queste stelle
noi ci salveremo.
> Ottimodirei:
Preghiera dei Medici
Anima di stella
Se non ti posso curare
Fa del nostro gesto
Qualcosa per andare,
Per dire di noi
Che anche siamo umani
E nulla del Divino
È nelle nostre mani.
Anima di Stella
Se il cielo ti pretende
Sappi che vivi
Pur nella nostra mente.
> Ottimodirei:
Ho intorno orde bugiarde
Che tranciano le mie
Ossa innocenti,
Con parole puttane
Di chi non pensa altro
Che fragole e banane.
> Ottimodirei:
Dio salva il mio amore Dio salva la mia fantasia Dio salva i miei sogni Dio salva il mio coraggio Dio salva il mio valore
Dio salva il mio ideale
Dio salva il mio andare.
> Ottimodirei: Come va questo cielo qua e là per il ceruleo e ci sentiamo come i Bucaneve un bocciolo non fa primavera ma almeno ci fa sapere che sotto c'è ancora qualcosa di vivo
Audio: Piange questo cielo piange, forse è piccola cosa, ma già che pianga è qualcosa di nuovo, non serve tagliarsi il cuore alla fine.
> Ottimodirei:
Bacia i corpi sconfitti
Si! Baciali
Che anche loro sono belli.
Bacia le loro membra macellate
> Ottimodirei:
Bacia i corpi sconfitti
Si! Baciali!
Che anche loro sono belli.
Bacia le loro membra macellate,
I loro archi in macerie.
Bacia i loro sentimenti
Incolleriti, esasperati,
Proni alla riscossa
Più violenta che ci sia.
Dagli, se ne hai,
Motivi per sperare
Che non siano soli;
Per non lasciare
autodistruggersi
Quel poco che resta.
> Ottimodirei:
Fortesogno
Quando archi
Ottoni, legni,
Percussioni e voci
Vibrano assieme,
Non c'è un problema
Al mondo.
> Ottimodirei:
Per favore, non di nuovo:
Non l'esclusione, l'inabbastanza,
I falsi amici, l'ipocrisia.
Non di nuovo l'indifferenza
Delle coppie monadi,
Del loro impegno al disimpegno
Quello spirito mafioso
Delle loro costumanze,
L'alterigia dei loro diritti.
Non di nuovo la solitudine,
Per favore,
Versata sul dovere
Della mia legge suprema.
> Ottimodirei:
Anche oggi silenzio,
Chiuso nel rumore
Del mio umore derelitto,
Jacopo mi dico,
Smettila la vittima,
Smettilo l'ardore
Per gl'indifferenti.
Cosa merita
Chi t'abbandona
Del tuo splendore?
Com'è triste constatare
L'anima spenta
Negli occhi,
Dov'è finita
La tua tenerezza?
> Ottimodirei:
Ho amato la verità:
Il suo pungolante richiamo.
Ho amato l'umanità:
La sua profonda
E complessa bellezza.
> Ottimodirei:
Santi i tuoi baci
Rotondi e immacolati,
Che cingono e placano
La mia inquietudine.
Santo è il mio amore
Nella tua bocca
Che rompe gli indugi
Di questa salvezza.
> Ottimodirei:
Capolavoro è un
Sipario nel sole,
Una ricerca mai paga.
Sale all'azzurro
Questo canto,
Questo fremito
Vibrante e supremo.
> Ottimodirei:
Delusamore o Bacia le povere cose
Povero il mio empireo spoglio
E i vecchi giocattoli
In infinita attesa.
Povere le stelle
Che nessuno può più guardare
E la luna non più ormai
Che una palla conquistata.
Povere le mie corde incenerite
E la mia tundra inaridita.
Povere le mie ossa gelate
E l'aorta espettorata.
Povere le mie vocali spente
E la mia vista esausta.
Povere queste ed altre
Cose minute
Che non hanno tregua
E non hanno casa,
E sporgono a questa vita
Con un barlume di follia.
> Ottimodirei:
Scrivo,
L'inchiostro splende,
Vivo per questa luce.
>Braccia le tue decisioni le tue delusioni le tue transizioni e pure i tuoi mostri
Audio: Abbraccia
Le tue delusioni,
abbracciale sì
Abbraccia Le tue transizioni
Che se lo meritano si
E abbraccia pure i tuoi mostri,
che se lo meritano, che se lo meritano.
> Abbraccia
Le tue delusioni,
Le tue transizioni
E pure i tuoi mostri,
Che pure i bulli son belli
In prospettiva.
Abbraccia
Le tue decisioni
Le tue devozioni
E pure i tuoi disastri
Che pure cadendo si vola
In prospettiva.
> Ottimodirei:
Salvami, salvami
Salvami sempre,
Dalle mie infermità fluttuanti,
Dalle mie discontinuità inspendibili,
E così sarà uguale
E così sarà insieme,
Che sacro è il nostro sogno.
Santo è il sogno.
> Ottimodirei:
Terradiso
Nessun luogo è qui
Ogni atomo è gioia,
Nessuna parola è qui
Ogni fibra è amore,
Nessun tempo è qui,
Tutta la mia sostanza
È flusso ininterrotto
Di supremo.
> Ottimodirei: La parola è la materia del pensiero.
> Ottimodirei:
Gente disallegra
Se n'è andata.
Non più ne ho
Fra me e qui
Tra mille andane
Che fregiano lì
I miei dissapori.
> Ottimodirei: Natale è salvare
> Ottimodirei:
Amore canto
l'amore Santo,
Che Questo mondo
questo mondo salverà,
tu non temere
tu non tacere,
Che Dio ti sente
E pure il niente
Canta già.
> Ottimodirei:
Natale è salvare,
È la grisaglia lucibonda
Di questa notte losca
Morsicata di gelo.
> Ottimodirei:
E poi questa bellezza
che cos'è
Forse terso
Che dentro di noi è,
> Ottimodirei:
Rimandiamo rimandiamo,
a dopo la tristezza,
Rimandiamo al domani
> Ottimodirei:
Forse non c'è posto
Se io sono
D'aria e zucchero,
E il mondo di molte città
Colme di cose
Brucianti e assenti,
Tanto, troppo lascive
Per le mie ossa tenere.
> Ottimodirei:
Annamore
Lasciati baciare
Baciare tanto forte
Che non sento l'anima
L'anima che trema
Dal peso della folla
Se da qui alle stelle
C'è solo che sei bella.
L'amore che risplende
Accende tutto il resto
E il sogno se lo sogna
Un mondo come questo.
> Ottimodirei: Lobaldi
> Ottimodirei:
I poeti non gareggiano mai
Non vincono mai,
Cantano e basta.
Cantano nel buio,
Nella pioggia e nel vento
Cantano nel sole
Nel cielo, nello sgomento.
Cantano nelle orme
Degli antenati
E nelle capsule
Dei moderni.
Cantano Cantano
E non muoiono mai
Anche se nessuno
Li legge,
Tanto l'umanità
Vive per cantare
Come le balene
Nel mare celeste.
> Ottimodirei:
Natale è salvare,
È il cielo lucibondo
Nelle vie,
L'angolo sghembo
Nel buio del giorno.
Natale è aver cura
Dei dolci e dei sogni
Dai mali e dei segni
Che il fato c'invia.
Natale è sperare,
Così sia.
> Ottimodirei:
Chiederanno ai draghi
Se amano le stelle?
> Ottimodirei:
Lo so che è un capriccio
Solo umano
Trovarsi concreti
Aldilà dei fotoni,
Sentirsi quieti
Aldilà degli amori,
> Ottimodirei:
I poeti baciano
il fondo del mare
Poi tornano a galla
E nessuno gli crede,
È questo il loro destino
> Ottimodirei: A Venere rara Santo e nei tuoi occhi la mia follia Pellegrina il tuo cuore è il mio cuore mescolati Baciami dove non si può dire sul nucleo erboso delle notti di fuoco
> Ottimodirei: Baciami nell'innocenza come i pupazzi contro gli indigeni del trambusto
> Ottimodirei: I poeti vivono tra la realtà e il sogno.
> Ottimodirei:
L'amore non si perde mai,
Nessyun luogo nel vento
È lontano.
> Ottimodirei: I poeti contano l'infinito.
> Ottimodirei:
I poeti se ne vanno
Quando i barbari Cantano.
> Ottimodirei: Felicità è un angolino di stelle.
> Ottimodirei: E passa a prenderci il cane baleno
> Ottimodirei:
A Venere rara,
Santa è nei tuoi occhi
La mia follia Pellegrina:
Il tuo cuore e il mio cuore
Mescolati.
Baciami dove non si può dire
Nel nucleo erboso
Delle notti d'incendio,
Baciami nell'innocenza
Come i pupazzi contro
Gli indigeni del trambusto,
Che i poeti vivono
Tra la realtà e il sogno,
E per andarci
Passa a prenderci
Il cane baleno.
> Ottimodirei:
Se ci ritrovassimo
nel ventre del maligno
A staccare questo circo
Dai rozzi e dai rognosi,
Tu abbi fede nella mia
indirigibile follia.
> Ottimodirei:
Com'è che rimembrare le rose
Ci porta dove il cielo cade
E il salice rimbomba.
> Ottimodirei:
Più non amai
La giovenca e il suo latte
Figlio dell'industria,
O forse diversamente
Con più vergogna
Amandolo vi dimorai,
Che l'organo suona
E il vento ristagna
Ma non m'esita
In riscossa.
Più non amai
Il grido lapidato
Ch'è capriccio dei segnati
Opulenti e ripidi
Nell'idecenza di sé,
Smaniosi e scemi
D'intransigenza
Al loro umore lordo.
Più non amai
La superficie
E chi vi vive,
Che così nettamente
Ripudia il mondo
Del profondo,
E servono entrambi
Invece, in stessa misura.
Com'è caro mio
Che rimembrare le rose
Ci porta dove il cielo cade
E il salice rimbomba,
Ed esitando ancora
C'immoliamo al medio.
E se nuovamente
Ci ritrovassimo
Nel ventre del maligno
A staccare questo circo
Dai rozzi e dai rognosi,
Tu abbi fede nella mia
Indirigibile follia,
E salvati, salvati.
> Ottimodirei:
Più non amai
La superficie
E chi vi vive,
Che così nettamente
Ripudia il mondo
Del profondo,
È servono entrambi
Invece: stessa misura.
> Ottimodirei:
Ti amo come
Si ama il cielo e il mare
Come tutte le cose infinite
Che ci avvolgono interi
E ci vengono a cercare
Anche se siamo spenti.
> Ottimodirei:
Sacro è il sole
Nei miei occhi pellegrini,
Sacro l'angolo dove
Non colgo l'ombra.
Sacri noi tutti
Pure scomposti,
Smembrati, scioccati.
Se l'essere c'investe:
Missione indovinata!
E trapela dalle ossa
Un sangue meno putrido.
> Ottimodirei:
Bianco è il cielo
Floribondo in gemme
Aride e tenere,
Bianco è il cuore
Benedetto dalla cenere
Che tintinna di gelo
E nel miraggio d'andare
Scorge Betlemme.
> Ottimodirei:
Spada mia unica spada
Custode del mio coraggio
Spada mia magica spada
Salvatrice del mio regno
In questo colore
Io vedo Dio
Io sento Dio
Vibrare negli occhi,
L'infinito che vive
L'infinito che splende.
Un vento tanto lungo
Ch'io non ne veda il miraggio,
E se no, non fa nulla
Userò la strada
Che già è alzata
Di radici e curvibonda.
Ed io cosa reco?
Sono Jacopobondo
Non è un segreto.
Che le mie ali non può comprare
Baciami come il barocco
Come tutto il bello
Che nasce dal tripudio
Non deve farci piangere,
Di là c'è luce
E potremo trovarci,
Dove il sole non scende,
E il mare non latra.
Che non si può morire
Si baciano sulle guance,
L'eros non li prende
Così maldestramente
Così bestialmente
Come fa coi vivi:
Ai poeti è concessa
Un altra malattia.
L'ho dato a una poetessa,
Nel tempo dell'ultima Giovinezza.
E non ci siamo baciati sulle guance,
Ma nell'anima che emerge
Dagli occhi lucibondi.
Sara che non sarà
Di questo andare invero
Nel mondo a scatafascio
Eppure resta bello.
fa con Lo scoglio o la spiaggia,
Travolgente e perenne.
Abbi cura della morte
Che le stelle sono basse
Ma lo stesso non vi arrivo,
Abbi cura dei nostri scriccioli
Che ci lasciano innocenti
Sulla porta di tutte le cose.
L'ho dato a una poetessa,
Nel tempo dell'ultima Giovinezza.
E non ci siamo baciati sulle guance,
Ma nell'anima che emerge
Dagli occhi lucibondi.
Sarà che non sarà
Di questo andare invero
Nel mondo a scatafascio
Eppure resta etereo.
Lasciati baciare
Baciare tanto forte
Che non sento l'anima
L'anima che trema
Dal peso della folla,
Ma da qui alle stelle
C'è solo che sei bella.
L'amore che risplende
Accende tutto il resto
E il sogno se lo sogna
Un mondo come questo.
che il nostro amore Non si disperde,
I nostri capelli saranno barocchi
E le mani marmo del Bernini.
e ci saranno i cieli,
Amiamoci
E sorgeranno i mari,
Amiamoci
E ci sarà il mondo,
Che il mondo esiste
Per essere amato,
E chi ama vive d'eterno
Come l'eterno è amore.
Non dubitavi del mio tornare,
Tu che tanto tenacemente
Hai segnato la mia casa allegra,
Così lungamente ti dico addio,
Anima del prato
Che resta vuoto.
Forse con meno dolore
Mi morsicherà la solitudine
Se quest'impronta tua
Non mi lascia, non mi lascia.
Ho incontrato
Era il rigirio dei fossi
La santità dei massi,
L'averla che fugge
Se sale l'aurora.
Tutte le cose cantano Dio,
Che conta le foglie cadenti
Ed è sostanza e garanzia
D'Amore.
E saremo fronde del ceruleo
Nelle mani del Bernini.
L'ho dato a una poetessa,
Nel tempo dell'ultima Giovinezza.
E non ci siamo baciati sulle guance,
Ma nell'anima che emerge
Dagli occhi lucibondi.
Baciami, Baciami, Baciami
Baciami su questo mondo
Che le mie ali non può comprare,
Baciami come il barocco
E saremo fronde del ceruleo
Nelle mani del Bernini,
Come tutto il bello
Che nasce dal tripudio.
Baciami come la risacca fa
Con lo scoglio e la spiaggia,
Travolgente e perenne.
Baciami così forte
Che non si può morire.
Che ti amo come
Si ama l'oceano e il cielo
Come tutte le cose infinite
Che ci avvolgono interi
E ci vengono a cercare
Anche quando siamo spenti.
Un certo sonno di sogni
Corre sull'argine
Di questo languore,
Ma parimenti non parla
Al mio dolore,
E i regimi s'incontrano
E le perle si smorzano.
Così se il gufo sussurra
Le molte vie di quel paese
Che sento lecitamente
S'incrociano in me.
Che tanto alte sono
Le nostre anime belle
Fino al cielo, fino alle stelle
Delle città supreme,
Nei pinnacoli altissimi
Che toccano Dio.
Ti ho visto
Lasciai chi chiamai caro,
Così tristemente
Mi delusero.
Com'erano bugiarde
Le loro voci acute
Da gabbiani sfarfallanti.
Che Dio è morto;
Forse giace non visto,
Forse è un cane che
Si lecca le ferite a Istambul
O un gatto che
Gira sui tetti di Roma.
Forse Dio fruga
Nei cassonetti di New York,
In questa notte di neve
E nessuno lo vede
Nessuno lo sente,
Perché nessuno può vederlo,
Con quegli occhi ciechi
Che ha in dote l'umanità.
Che li muove)
È un fiocco di neve
Innocente e lucente
Nella notte di Santa Sofia
Che mi guarda negli occhi
E conta le lacrime
Che non verso più.
Forse le cattedrali
Mi vogliono bene
E vengo a trovarle,
Nella loro grandezza.
E lo so che uso parole
Che nessuno ama,
Che la mia nostalgia
È patetica, capricciosa:
Il randagio in strada
Mi guarda con pazienza.
Un luogo meno vago
Che pesca nel mio essere:
Durame di radici.
Considera che somigli
Agli alberi, alle fronde
Nel cielo radioso,
All'umbrillio sull'erba.
Considera che somigli
Alla meraviglia, all'umana
Memoria che marcisce
E alla modesta istanza
Del nostro esistere.
che vieni a cercarmi
per dirmi che è marzo
e che il tempo è birbone:
non tace e non teme,
è nel mentre io cerco
perle dismesse e alberi nudi.
La casa s'è né andata
Fra i frammenti dei pesci,
E questa mia
Disonesta umanità
Mi burla, mi ruba
Un nasino infreddolito.
da queste zolle Natali
Lontano lontano
ed incontro muri
che infrangono una sete di casa
che non sapevo di avere.
viaggio e viaggio
per scovarle e tornarne
un pizzico colà
dove le mie radici elastiche
mi ravvedono.
Ma solo così tacciono
I miei avi ribonucleici,
Che tanta nostalgia
Serbano in coro.
Tirare monete ai sassi,
Smozzicare parole strozzate
Pur di non tacere,
E dragarsi le viscere.
Bisogna sperare,
Tagliare le ogive
E coricarsi sull'aurora
Se si vuol credere ai morti
E dimettere i proci.
Sulle vie dei valzer di Vienna
Le rose corrono
Sul filo spinato
E i cigni neri s'innalzano.
Si, l'averla lampaneggia:
Colora le fratte, le fratture
E le frattaglie;
Nondimeno s'irrora d'ocra
Si, d'ocra il terracielo
Delle mie parole, la salvezza
Dalla miseria miserabile
Ed estremamente umana.
Tu non venirmi a cercare.
Io lo so Italo mio
Che le case sono inclinate
E le ossa di pollo
Sono sepolte sotto i fast-food,
Ma va bene lo stesso:
A me hanno insegnato
A schivare le lame.
E avrò i capillari martiri
E le costole sgomente,
Ma non fa niente:
Ai balordi renderò il loro pane
E me ne andrò per sempre.
Così lungamente la bellezza
Del mondo dipinge queste gote,
Così lungamente la dolcezza
Prende a cercarci,
Anche se i piedi dei nostri
Nemici ci girano intorno.
Sì, girano, girano e staccano
Alle nostre vie lastricate
Di unghie, i denti.
Ma noi biascicando
Non demordiamo, Non demordiamo.
Anzi affiliamo i rododendri
Che cantano:
Giustizia, giustizia, Giustizia.
Bisogna sperare
Tirare monete ai sassi,
Smozzicare parole strozzate
Pur di non tacere,
E dragarsi le viscere.
Bisogna sperare,
Tagliare le ogive
E coricarsi sull'aurora
Se si vuol credere ai morti
E dimettere i proci.
"Nuovo" ordine mondiale
Sulle vie dei valzer di Vienna
Le rose corrono
Sul filo spinato
E i cigni neri s'innalzano.
Si, l'averla lampaneggia:
Colora le fratte, le fratture
E le frattaglie;
Nondimeno s'irrora d'ocra
Si, d'ocra il terracielo
Delle mie parole, la salvezza
Dalla miseria miserabile
Ed estremamente umana.
Miele Pazzo
Così lungamente la bellezza
Del mondo dipinge queste gote,
Così lungamente la dolcezza
Prende a cercarci,
Anche se i piedi dei nostri
Nemici ci girano intorno.
Sì, girano, girano e staccano
Alle nostre vie lastricate
Di unghie, i denti.
Ma noi biascicando
Non demordiamo, Non demordiamo.
Anzi affiliamo i rododendri
Che cantano:
Giustizia, giustizia, Giustizia.
Ed i suoi rottami giocondi:
La limpidezza dei tronchi
Stesi nella selva
A erompere gemme,
La volpe che rinviene
Un'arvicola da assaggiare.
E se puoi amami come Dio
Ama i citrulli e le scolopendre:
Infinitamente.
Ed i suoi rottami giocondi:
Il nitore dei tronchi
Stesi nella selva
A erompere gemme,
La volpe che rinviene
Un'arvicola da assaggiare.
E se puoi amami come Dio
Ama i citrulli e le scolopendre:
Infinitamente.
Chi ha pianto al tramonto,
Di Gioia,
Perché domani
Il sole ritorna,
Garante di speranza,
A trafiggere di raggi
Questi cuori,
Non più soli.
Delle mie alte consolazioni,
Ho amato l'umanesimo
Che circola sui fiori.
Tutti i fiori sbocciando
Cantano di Dio,
Tutte le pigne
Ne nascondono il segreto:
E nasce in me
Un bere di baci
In primavere di prati.
È un fiocco di neve
Innocente e lucente
Nella notte di Santa Sofia
Che mi guarda negli occhi
E conta le lacrime
Che non verso più.
Forse le cattedrali
Mi vogliono bene
E vengo a trovarle,
Mi accolgono dolci
Nella loro grandezza.
E lo so che uso parole
Che nessuno ama,
Che la mia nostalgia
È patetica, scabrosa:
Il randagio in strada
Mi guarda con pazienza.
Com'è la luna di Pasqua
La gran luna che salva:
E così facilmente si sfalda
La mia anima in giaggioli,
Senecioni, calenduline.
Orologiaio
Architetto
Archeologo
Biologo.
Sono vissuto
In Spagna
A Istambul
In Scozia
In Irlanda
A Orvieto.
Lascia che in te
Il sereno schiocchi.
Della mia pace presente
Istante.
Che pieghi le scarpe
Al limite di bisanzio nuova,
Maltemendo il dardo infuocato
Che ti chiude le scapole sfarfallanti,
Sii la riscossa di un cielo
Che piange ipocrita
Gli occhi blu svaniti,
Canta per noi
Un nuovo umanesimo,
E la rosa del deserto
Disaridisce.
Alle notti punk,
Rendicontare
La marca Jacobea.
Difendi l'allegria.
Rubiamo la cellulosa
Per insaccare qualche
Parola truccata:
Procione, PantaLone
E già ti arriva alle caviglie?
I mitili tinteggiati,
L'angolatura dei corpi vagabondi
È un fiocco di neve
Innocente e lucente
Nella notte di Santa Sofia
Che mi guarda negli occhi
E conta le lacrime
Che non verso più.
Forse le cattedrali
Mi vogliono bene
E vengo a trovarle,
Mi accolgono morbide
Nella loro grandezza.
E lo so che uso parole
Che nessuno ama,
Che la mia nostalgia
È patetica, scabrosa:
Il randagio in strada
Mi guarda con pazienza.
La luce mi morde:
È questa la pace sciroccata.
Se ne vanno e restano
Gemme in fiamme
Fra le fronde che fumano,
Il sole scarseggia,
I mitili cantano,
La ruchetta corrisponde,
E forse anche a Parigi
S'incontra qualcosa di nuovo.
Forse le cose che salvano
Parlano sempre d'amore,
Il raggio di una nuvola
Mi tiene in pugno.
L'imperium delle vacche
Le mungiture sconce
I bioreattori gonfi
Frazioni di sentimenti
Ho pianto di grazia
Perché un fiore sbocciava.
che non si può
un po' di là
andare più
dell'iinfinitooo
Si, Tu credi a me
e poi si sa
di come andraaa
X1 Strumentale
Rit.
Frammenti di infinitooooooo
così indirimibilmenteee
supreeeemi
E se poi chissà
Un po' più la
Potremo andar
Dove stareeeemoooo
Canterai con me
Quel che non c'è
E se poi vorrai
Volar potraaaaai
X1 Strumentale
Rit.
Frammenti d'infiniiiiiitooooooo
cosiiiiiiì indirimibilmenteee
supreeeemi
X1 Strumentale
Non piangere mai.
Minoranze neurotrope
alla pace ritrovata
che non c'indulge
Le Vele si smorzano
E L'amore s'apre
S'apre come un Golfo
Al ciglio delle cose.
Coloro che curano
Si colorano in ceruleo:
Così francamente
Vi tiene il sole.
Sangue versato
Fremere d'un secapunto,
Avvertire le varie frequenze
Dell'umanita unita.
Cosi le sue opere
Si fanno d'assoluto,
Piangere che l'eterno
Ci tiene in conto.
Retti delle stelle,
Certe tramogge
Dalle mani di cemento
Tengono il nostro
Andare di latta.
E tutto sa di passaggio,
Di ombra perduta
Nei rivoli di sole
Che senza grazia
Ci dice addio.
nelle città aperte
Inondate dalle danze
Delle sule piediazzurri
E dall'eterno andremo
Accompagnati in canzoni
Di balene.
Le crepidi al prato
Per tracimarmi
Le ossa dall'essere.
Nella notte aperta
Cresce il mio umore,
Nelle mie mani
Il muschio non muore
Ma oliva scarlatto,
Alfonso Gatto
Mi viene a trovare.
La luna mi duole: è nuova,
C'è solo primavera, primavera.
Le crepidi al prato
Per tracimarmi
Le ossa dall'essere
Minuscola luce diroccata
Abbracciami di città aperte
Inondate dalle danze
Delle sule piediazzurri
E dall'eterno andremo
Accompagnati in canzoni
Di balene.
Vecchio mio,
Smembrato dai porcari,
Per furbizie edilizie
Che rubano male
Il sacrificio di tutti.
E resta così maciullata,
Con le fate scappate altrove
La casa così incantata
Nelle sue spoglie restive.
Germogli scaleni
Sotto gli angoli
Retti delle stelle,
Certe tramogge
Dalle mani di cemento
Tengono il nostro
Andare di latta.
E tutto mi sa di passaggio,
Di ombra perduta
Nei rivoli di sole
Che senza grazia
Ci dice addio.
Ma tu in questa
Minuscola luce diroccata
Abbracciami di città aperte
Inondate dalle danze
Delle sule piediazzurri.
E dall'immenso andremo
Accompagnati in canzoni
Di balene.
Che apre le arterie
Che salva le genti
Io vedo un Dio
Che non divora.
Ho il cielo calcificato nel cuore
Le donne sono sfatte
E i cimiteri imputriditi.
Solo i giovani sono belli,
Belli nelle loro speranze
malcelate e macellate
Ma ugualmente indirimibili.
Si, Qui si appartiene
Al cuore donato,
Al sangue versato,
E alla terrestre intesa
Di non essere invano.
Gesù è tradito dai suoi amici.
Il bene ci lascia
Il male ci sfascia,
È sempre la stessa storia.
Stanotte il giorno è un silvilago,
Le donne sono sfatte
E i cimiteri imputriditi.
Solo i giovani sono belli,
Belli nelle loro speranze
Malcelate e macellate
Ma ugualmente indirimibili.
Si, Qui si appartiene
Al corpo donato,
Al sangue versato,
E alla terrestre intesa
Di non essere invano.
Indirimibile - non dirimibile/divisibile per estensione irrinunciabile e irreprimibile, quindi irrimediabilmente necessarie.
Oppure intesa con il celeste/metafisico
Cosa siamo?
Ora il castello, Poi la spiaggia.
Se n'è andato
Un po' morente
In questa notte alata
Che è la vita.
Ma io t'ho scorto
Nel sorriso del sole,
Nelle mani più mani
Che l'anima dilaga.
Era il tuo sogno.
Le terre squamose di morte,
E nessuno prova vergogna
Come lupi accagliati
Alle ville d'argento,
Svogliati all'altrui strage.
Ma verrà il tempo delle sberle
E si rovesceranno le tramogge
Gonfie di putrido denaro.
Abbiano chiamato la pollizia
Perché le pernici
Volevano andare in Giappone,
Lì i procioni fanno prodigi.
Povere piccole perniciui
Per loro niente pepe.
E tutte le cose del mondo mi sanno di pane
le mie sponde nude
Guidando ho incontrato ancora
Qualche sparuta lucciola
E ad un istrice ho detto
Buonasera.
Nessuno è perduto:
Gli occhietti matti
Si appiccicano alle rocce,
Anche le ostriche spettegolano.
Tutte le cose del mondo
Mi sanno di pane
E i miracoli si guardano
Sulle dita dei giovani.
Così mi faccio
Burlone baggianante
E di tutti mi porto un sorriso.
Guidando ho incontrato ancora
Qualche sparuta lucciola
E ad un istrice ho detto
Buonasera.
Nessuno è perduto:
Gli occhietti matti
Si appiccicano alle rocce,
Anche le ostriche spettegolano.
Tutte le cose del mondo
Mi sanno di pane
E i miracoli si guardano
Sulle dita dei giovani.
Così mi son fatto
Burlone baggianante
E di tutti mi rope un sorriso.
Che è già poco, pochissimo
Non farmi perdere, di nuovo
Non lasciarmi a cuore svuotato.
Ma tutto sommato
Sono fortunato
A lasciarmi perdere
Nel tuo tempo profumato:
Nulla resta
Il villaggio è in festa.
Che nel torace mi dura
Il cuore mi riapparve
Di nuovo nel petto.
Il mio amore malandato,
Marcito, immacolato.
Il mio amore malandato,
Marcito, immacolato.
Maggio ridammi il colore:
La rosa che dentro mi punge
E salva questo quieto dolore.
Maggio amareggiato,
Non lasciarmi a cuore svuotato.
Ma tutto sommato
Sono fortunato,
A lasciarmi perdere
Nel tuo tempo profumato:
Nulla resta
Il villaggio è in festa.
Dei baci smozzicati
Nella folla la mia follia,
Amara però vera.
È la vela lontana nel vento.
Nave e mare
Sono la stessa cosa.
Sotto la pletora
Degli alti mattoni
Colorati e dotti.
Che sia ondeggiata
Di archi acuti, però
Di vie sbilenche
E decorata nel profondo.
E tutte le ciarle
Soffuse e bigotte
Resteranno fuori
Fuori dai merli
Così francamente
Attesi.
Che le tue gote azzurre
Sono pezzi di sogno
Alla corte del mare.
E i passanti guardano la mia
Follia come un fiore smarrito.
Ma io verserò le mie emazie,
Su questo splendore,
Ebbra la prognosi
Ebbro il colore:
Si è scovati
I figli del sole.
(Allora, Si!
Corro custodendo
Il mio cuore che bisbiglia:
Pieni gli occhi
Piena la veglia.)
Il mio costato sventrato
E Le povere cose che mi compongono
Lui è tempesta:
Perché l'uomo nonostante le nefandezze è degno di esistere cioè degno di amore? Alcuni Dei si sperticano nell'aiutare un uomo (di cui non si capisce chi sia)
Mondo della mia anima,
I gabbiani trillano
E le cisterne seccano;
Così senza ventilatori
Stiamo sotto i ponti
Con le ninfee dispiaciute
Che non trovano le crassule,
Quelle belle, allegre
E cicciottelle
Che vuoi mordere
Perché ti fanno amore:
Non si confina
Con più silenzio.
La pioggia estiva
Non terge questo afrore:
Sulle nostre corna vellutate
È calata l'emesi
Dei falsi poeti.
Di versi accagliati,
Incollati alle fauci
Senza prelazione.
E il vento duro
Sui prati giallo-secchi
Sta e sottende
Le mie mani mozze,
Sudicie e mozze
Di parole coniugate
Ereditate dai sedimenti.
Che ti fa amore,
Stendi quaggiù
Mondi stellati
Ci avvelena.
Con il proprio silenzio
Ognuno con la propria strage
Dei cerqueti attapirati
Di versi accagliati,
Incollati alle fauci
Senza prelazione.
E il vento duro
Sui prati giallo-secchi
Sta e sottende
Le mie mani mozze,
Sudicie e mozze
Di parole coniugate
Ereditate dai sedimenti.
Vieni caraluce
Che ti fa amore,
Stendi quaggiù
I mondi stellati
Che l'ellissi di salvezze
Ci avvelena.
Ma ognuno va
Con la propria strage:
Fiorirá sulla gomena
Dei cerqueti attapirati.
Il mio amore nel tuo cuore
Così dilaniato.
Baciami d'orizzonte
Questo cielo che bisbiglia
L'allegra meraviglia
Del nucleo Travaglibondo.
Lascia che dilaghi
Il mio amore nel tuo cuore
Così dilaniato.
Di versi accagliati,
Incollati alle fauci
Senza prelazione.
E il vento duro
Sui prati giallo-secchi
Sta e sottende
Le mie mani mozze,
Sudicie e mozze
Di parole coniugate
Ereditate dai sedimenti.
Vieni caraluce
Che ci fa carne,
Stendi quaggiù
I mondi stellati
Che l'ellissi di salvezze
Ci avvelena.
Ma ognuno va
Con la propria strage:
Fiorirá sulla gomena
Dei cerqueti attapirati.
Che Dio ha deciso:
Il mondo si pulisce
Con una bomba.
Preparati a sparare.
Uno che salva
È stato in mano agli stozzini
Quante volte di questo e di quello
Per la goduria degli aguzzini.
Con la loro intelligenza presunta,
A dirci noi poveri sognatori
Con l'ingenuità consunta.
Hanno seccato
A dire agli idealisti
Che sognare è reato,
Con la presunta intelligenza
Di mostrare la loro sapienza.
Io preferisco gli annuvolati
Che di credere
Non si sono stufati.
Se n'è andato
Da questa notte alata
Che è la vita,
Senza i suoi tersi passi
Prevale in me
L'indimorato languore.
Ma io ti ricordo
Nel sorriso del sole,
Nelle mani più mani
Che dal senso dilaga:
Guidando ho incontrato ancora
Qualche sparuta lucciola
E ad un istrice ho detto
Buonasera.
Nessuno è perduto
Se spera:
Gli occhietti matti
Si appiccicano alle rocce,
Anche le ostriche spettegolano.
E tutte le cose del mondo
Mi sanno di pane
Con i miracoli che si guardano
Sulle dita dei giovani.
Allora baciami i turbinati,
Bacia la carne che rima
Le mie sponde nude.
Questa notte
Che ancora si dice intera,
È il frutto delle ghirlande
Innamorate.
Si, questo cuore svelto e proteso,
E su quest'anima che non annotta
Cercare i passi della gavotta,
Timidi e veri
Ridenti e belli,
Che non si sveli
Che non favelli.
Su questa casa allegra e romita
Accendo il cuore, l'ora è venuta.
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