Figlio di Lazzaro
A nulla è servito,
Il cantare virtù cadenzate,
Il lottare col guano infido,
Il chiedere spade affilate.
A nulla è servito
Picchiare sul massello,
Dar fuoco alla forza,
E torcere i vimini in cesterello.
A nulla è servito,
Nessuno può uccidere i mostri.
A nulla è servito,
Se non a elevarmi l'anima
Dalla poltiglia putribonda,
Se non a dovermi al valore.
A nulla è servito
Certo,
Ma molto è amare.
E se in questo avrò creduto,
Come potranno ammazzarmi,
Se pure avvelenato, guarisco.
Se pure morendo, rinasco.
Nessuno può uccidere i morti.
Come potranno ammazzarmi;
Se io invece Vivrò.
Vivrò per combattere.
Pur solo
Con armi di sogni,
Con il coraggio della verità.
Ed Italo mio vedrai
Non sono ancora
Del tutto perduto,
Non ho ancora dimenticato
Il dovere del cavaliere.
Ed Italo mio vedrai
A chi non gli si oppone
La melma mangia ogni cosa.
E sosterò ancora un poco
Sul cuore del mondo,
Perché molto è amare.
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Nessuna magia
Per questo mondo
Dalle cosce fulgide
E le braccia sospese,
Nessun miracolo.
Ho un arco di cuore in macerie.
Più su dalla poltiglia putribonda,
Mordevo un sapore di roccia.
A nulla è servito,
Nessuno può uccidere i mostri.
A nulla è servito,
Se non a dovermi al valore;
Nessuno può uccidere i morti.
Sulle mie mani Afose,
Solo la cenere delle cose.
A nulla è servito,
Ma molto è amare.
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