La Bestia

Tracima perfidia
Da questa lonza
Lasciva e snella,
Cólla cloaca vomitante
D'ipocrita favella.
Ingnobile macilenta,
Non conosce che l'arte
Della seduzione spenta
E ciofeca d'anima
Fra la folla guasta
Prilla di vuota semanza.
Cupida canaglia,
Straripa l'ego inverecondo
D'una malestra putridezza
E la sua marcia lussuria
Suscita tal tanfo tra le cosce,
Corrompendo l'aria d'ingiuria.
Poi inalfabeta morale
Sguazza nella mediocrità mondana
Ch'è pavida, sleale
E con bugiardo ingegno
Enfia il mondo d'inganno.
Delinquente negrigura,
Ripugna l'indigenza
Di rispetto e vergogna
Che calza a gonfalone
E figlia d'un amore
Biascicato e sciatto
Mena quell'afrore
Nel marmagliare siffatto.
Scarmigliata qualunquista
Come n'è pieno il mondo,
Sei solo cieca agonista
Di tanto sprofondo.
La mia pazienza
Si sgretola in fronte
A tale deficienza,
Ma il fortissimo lottarti
Perdesi nel vuoto
Senza d'altrui l'aiuto.
E ognuno sà, ma ciascuno tace
Che questa mia poesia sgangherata
Gonfia di riso
E a tutti piace.




Dedica: Dante incontra la Lonza nella selva oscura e la descrive amaramente. 

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