Una malattia c'ha incrociato
Questo male che ci divora,
Che erode la speranza,
E Inesorabile affiora
Dal destino.
Questo male fatale
Che ci imbibisce d'odio
Come un baule di menzogne.
Questo male, rozzo e bestiale,
Specchio del banale
Che s'è infuso in noi.
Questo male deforme, Scarognato,
E’ mosso dalla mestizia
D’una società che perdona tutto
Anche l'ingiustizia.
Questo male crudele, feroce,
Distratto, indifferente
Schiavo del valsente.
Questo male vigliacco
Figlio d'un amore
Biascicato e sciatto.
Questo male corrotto,
Mediocre, in ricerca
D'un piacere scellerato,
Ha fornito un pretesto
A ogni evento orrendo
Mentre ciascun mondo
Piombava nella rovina.
Questo male malandato
Spedito dal fato
Sotto un trapezio
Di ceruleo abbacinato.
Questo male acuto
È una pantomima
Di sadico egoismo.
Che Fortuna è la nostra,
Iddio fece le altre creature
Senza voce, e benché
Loro sappiano smascherare
Le nostre efferatezze
Con le sole iridi chiare,
A questo male, l'ignoranza
Non v'è cura che possa
Sanarne la sostanza
Ormai marcita.
Dedicata: alla pandemia, che ha scoperchiato un vaso di pandora ormai palese.
In questa poesia "L'ignoranza" è una figura semantica che chiamo: paranozio (dal greco "para - simile" e dal latino "notio - concetto", significato) con cui indico la possibilità da parte di chi legge di sostituirla con una parola appartenente allo stesso gruppo di valore semantico (in questo caso negativo ad es. egoismo, edonismo, nichilismo, insensibilità) senza che si modifichi la significanza del componimento.
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