Quanto ancora

Quanto ancora
Abbracciata al cemento,
Kaleesi rasperai, alla ricerca
Di un urna di biada arrugginita.
Il tuo cuore s'inceppa
Accartocciato nella solitudine,
E poiché la morte
Si sconta vivendo,
Per il poco malinconico
Contento, che compro,
Aiutandoti nitrire,
Un pegno di tragedia
Mi chiede la vita.


Dedicata:

A Kaleesi, puledra rifiutata dalla madre, dramma caratteristico di un iniquità che però non si completa come nella specie umana in una infondata irresponsabilità, bensì in meccanismi istintuali che seppur diversi, risultano ugualmente incomprensibili. Perciò l’ossimoro Ungarettiano torna ad unire vita e morte nel rimpianto della contingenza.

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