Il re giramondo
In un luogo che non so, in un tempo che non vi dico, un re molto giovane e molto buono di nome Alexio, viveva in un grande castello, pieno di sfarzi e di lusso. Suo padre, buono quanto lui, era defunto da poco, lasciandogli in eredità il regno, però a differenza di Alexio, egli non si accorgeva dell’ipocrisia della sua corte. Il giovane re invece, stufo dei cortigiani tanto falsi, sellò il suo cavallo magico, che era fatto di ferro e non aveva bisogno né di mangiare né di bere per poter correre, lasciò la corona a un servo di cui si fidava, e con la scusa di dover visitare un vecchio parente malato che viveva molto lontano, partì alla volta dell’ignoto, alla ricerca di veri amici.
Galoppa e Galoppa arrivò in un terribile deserto dove anche il cavallo di ferro sembrava avere difficoltà per colpa del caldo, i ginocchi di metallo stridevano forte e la sella era divenuta incandescente, le scorte d’acqua di Alexio erano già finite perché non erano state razionate, un errore dettato all’inesperienza che ora rischiava di ridurre il re in un gelato lasciato al sole del ferragosto. D’un tratto vide qualcosa, ma credendo fosse un miraggio, per giunta alquanto strano, non vi diede importanza finché non sentì una voce che lo chiamava,
<<Ehi, ehi tu>>,
Non credeva ai suoi occhi, non era un miraggio, era davvero un pinguino con un grosso cartello con su scritto “ACQUA! 10 MONETE OGNI BOTTIGLIA”, e stava correndo verso di lui in tutta fretta con una grossa bottiglia sotto l’ala destra,
<< Ehi tu, vedo che hai sete vuoi per caso una bottiglia d’acqua? Costa solo dieci monete.>>
Allibito ma assetato <<Caro…>> cominciò ma poi si ricordò che non sapeva il suo nome,
<<…Piero.>> completò cortesemente l’animale, poi Alexio continuò:
<<Piero, purtroppo non ho denaro con me, ma sono un re, quando tornerò a casa ti saprò ricompensare.>>.
Il pinguino accettò la proposta e mentre il principe beveva gli chiese dove si trovava il suo regno così ci sarebbe potuto andare per riscuotere il pagamento ma Alexio gli chiese:
<<Vieni con me, insieme ci faremo compagnia e quando avrò completato la mia ricerca torneremo nel mio regno per la tua ricompensa.>>. Piero ci pensò su, poi accettò perché in fondo nel deserto non si facevano grandi affari, fu così che ripartirono insieme continuando il viaggio del re.
Galoppa e galoppa la coppia arrivò su di una montagna che era perennemente coperta da nubi grigissime, e ogni respiro si mutava in fretta in un ghiacciolo tanto era il freddo.
Piero in quel clima era a suo agio, ma il re che era partito sprovvisto di indumenti pesanti, stava divenendo lentamente una statua di ghiaccio, la cosa fece preoccupare il pinguino, soprattutto quando scopri che molti cumuli di neve, si erano creati posandosi su corpi di avventurieri assiderati; inoltre il freddo aumentava drasticamente la lentezza del cavallo magico, cosicché non potevano neanche cercare di sbrigarsi per andarsene da quel postaccio.
Ad un tratto una luce si palesò aldilà di una roccia ricurva e sperando che fosse un falò i due si affrettarono ad aggirare il grosso sasso; quello che videro li lasciò di stucco: un piccolo drago correva in tondo gridando “al fuoco, al fuoco” e tenendo in mano un grosso cartello in fiamme, cui con tutta probabilità aveva accidentalmente dato fuoco lui stesso, e ora tentava di spegnerlo agitandolo in aria, esso recitava: “SCALDATEVI CON UN BEL FUOCO, SOLO 10 MONETE”. Piero si affrettò ad aiutarlo, gli tolse di mano il cartello e lo getto tra le nevi, quello si spense e il drago lo raccolse giulivo, poi incominciò:
<< Mi chiamo Mireno e sono un drago commerciante, vi debbo un favore quindi sappiate che se vi occorre un fuoco sappiate che vi dimezzerò il prezzo.>>.
Il re e il pinguino dopo essersi cordialmente presentati incominciarono a spiegare:
<<Signor drago, purtroppo non abbiamo denaro con noi, ma sono sire di un florido paese, quando torneremo a casa ti saprò ricompensare.>> esordì Alexio, Piero continuò:<<Unisciti a noi e allorché sarà completata la ricerca torneremo al regno per la ricompensa.>>.
Mireno ci pensò su, poi accettò perché in fondo, su quella montagna congelata, non si facevano grandi affari, fu così che ripartirono tutti insieme, continuando il viaggio scaldati dal fuoco di Mireno.
Galoppa e galoppa arrivarono in una palude completamente oscurata dalla nebbia, piena di sabbie mobili dove potevi impantanarti fino alla cintola e rimanere bloccato lì per il resto dei tuoi giorni. Il guazzabuglio di liquami non riusciva a fermare il magico cavallo, ma lo faceva facilmente affondare perché essendo di ferro, era inevitabilmente molto pesante.
Ormai era già da molto che si erano avventurati nelle nebbia e incominciavano ad avere il sentore di essersi persi, o meglio, si erano certamente persi, ma ancora una volta la fortuna non si dimentico di Alexio e della sua compagnia, infatti, una tenue luce bluastra incominciò a brillare, il trio si avvicinò cautamente e quando furono sul posto scoprirono che la luce era emanata da un esserino evanescente intrappolato in una grossa ragnatela su di un albero dai rami spettrali. L’esserino come li vide, seppur visibilmente sciupato tanti erano stai i giorni di prigionia, incominciò a urlare:
<<Che gioia, finalmente qualcuno che mi possa salvare! Vi prego salvatemi e vi ricompenserò!>>, fu così che il re salì in piedi sul cavallo magico, il draghetto sopra al re, il pinguino sopra al draghetto e facendo scaletta liberarono l’esserino.
Appena fu in salvo l’esserino si presentò:
<<Grazie mille cari signori per avermi salvato, io mi chiamo Zelis e sono un fuoco fatuo guida, ovvero porto le persone che si sono perse fuori di questa palude a pagamento, siccome voi mi avete salvato, vi porterò fuori di qui, quasi gratuitamente.>>
<<Signor fuoco fatuo, purtroppo non abbiamo denaro con noi, ma sono regnante in un ricco paese, quando torneremo a casa ti saprò ricompensare.>> esordì Alexio, poi continuò:<<Unisciti a noi e quando sarà completata la ricerca torneremo al regno per la ricompensa.>>.
Zelis ci pensò su, poi accettò perché l’ultima esperienza in quella palude buia e limacciosa, non voleva assolutamente ripeterla, fu così che si rimisero in viaggio.
Quando poi il fuoco fatuo disse:
<<Ecco! La nebbia della palude si sta diradando, tra poco si potrà rivedere il sole.>>, Alexio gli chiese:
<<Zelis, tu che sei una guida sapresti portarci presso il saggio più saggio di tutte regioni, cosicché io possa compiere la mia missione?>>,
Zelis rispose:
<<Si racconta che il più saggio tra i saggi abiti in una foresta aldilà dell’orizzonte e lo si può raggiungere mediante un ponte d’arcobaleno che spunta ogni mattina sui monti “Laggiù”.>>,
<<Perfetto, è lì che andremo allora.>> sentenziò il re, poi finalmente i raggi del sole penetrarono la nebbia e lo inondarono con il loro calore, tutti si crogiolarono nel tepore per qualche breve momento, subito dopo ripartirono.
Galoppa e galoppa arrivarono al luogo ove si sarebbe creato il ponte in anticipo di una notte, così finalmente Alexio ebbe modo di spiegare alla sua banda il motivo per cui si era messo in viaggio.
Raccontò del suo recente lutto, del regno e dei falsi amici che gli erano vicini solo per guadagnarne profitto, i tre compagni dopo aver ascoltato a bocca aperta, vollero rifiutare categoricamente l’offerta di ricompensa che il re aveva fatto loro quando li aveva incontrati e anzi, se egli non sarebbe più voluto tornare nel suo regno lo avrebbero di certo compreso. Poi ognuno narrò la sua storia: Mireno raccontò di come era stato esiliato dalla famiglia poiché era nato troppo piccolo, Piero di come era stato mandato via dai suoi amici perché non gli piaceva il pesce e Zelis di come era stato scacciato dal suo villaggio natale perché era troppo buono, e quando anche lui ebbe finito si addormentarono attorno al fuoco, perché erano troppo stanchi per continuare a parlare. L’indomani attraversarono il ponte, che si creò come dal nulla, all’apparenza fatto di sottile vetro, riuscì a sorreggere comodamente i quattro viandanti e il cavallo magico, che arrivati alla fine dell’arcobaleno si trovarono davanti un immensa foresta, da cui spuntava in lontananza un albero meravigliosamente più grande degli altri e siccome il saggio, secondo leggenda, si sarebbe trovato al centro dell’orizzonte, pensarono che sarebbe stato furbo salire su quell’albero per cercare dall’alto dove potesse essere. Arrivati al grande albero però restarono più stupiti di quanto non si aspettassero, infatti l’albero non solo era ben più grande visto da vicino, ma era anche munito, proprio nel mezzo della corteccia, di due enormi occhi, e più in basso, di naso e bocca altrettanto grandi. Alexio gli rivolse una domanda, che come ebbe finito di pronunciarla, gli sembrò terribilmente sciocca:
<<Cerco il più saggio tra i saggi, sai forse dove posso trovarlo?>>,
<<L’HAI TROVATO>> rispose l’albero saggio, poi Alexio riprese:
<<Grande albero saggio io sono…>>,
<<SO BENE CHI SEI E COSA CERCHI.>>, lo interruppe l’albero, <<TU ALEXIO, RE DI UN REGNO ASSAI LONTANO DI QUI, SEI ALLA RICERCA DELLA VERA AMICIZIA, ED IO POSSO DIRTI CHE L’HAI GIA’ TROVATA, MA CHE NON POTRAI MAI VEDERLA FINTANTO CHE SEI CIO’ CHE SEI>>. Alexio lo guardò confuso, come se stesse parlando una lingua che non poteva comprendere. Dopo aver rimuginato a lungo su ciò che il più saggio tra i saggi gli aveva rivelato, il re chiese:
<<Come posso riuscire a vederla allora?>>, e il grande albero rispose:
<<DOVRAI DIMENTICARE CIO’ CHE SEI STATO, ABBANDONANDO QUELLO CHE TI LEGA AL PASSATO, LASCIA QUI IL TUO CAVALLO DI FERRO E RIMETTITI IN CAMMINO.>>. Alexio allora che per tutto quel tempo era rimasto seduto sul suo destriero, smontò dalla sua groppa e più si allontanava da lui, più sentiva fluire via i ricordi del tempo in cui era stato re. Quando si avvicinò ai suoi compagni fu come se li vedesse in quell’attimo per la prima volta, e assalito da quel sentimento che proviamo quando incontriamo un amico che non vediamo da moltissimo tempo, abbracciò tutti e quattro insieme profondamente, nel frattempo un varco si aprì in mezzo a centinaia e centinaia di alberi.
Quando ebbe finito di abbracciarli, il varco si era aperto completamente e lasciava scrutare un nuovo orizzonte pieno d’avventure; gli amici si misero in marcia, imboccando il sentiero in mezzo ai tronchi, da cui si poteva osservare il sole che sorgeva, nuovo. Alexio ormai non aveva più idea di ciò che era stato. Fu così che il cavallo magico rimase lì, ad attendere un nuovo re, che lo cavalcasse.
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