Il mare

Giovanna era una ragazza totalmente consapevole di vivere all’interno di una fiaba, per questo non gli importava di avere un cognome o di conoscere il tempo in cui viveva, sapeva già che era perfettamente inutile. Viveva in un piccolissimo paese in cui non si potevano attraversare troppo le frontiere, altrimenti si affogava, poiché Giovanna aveva casa su di un isola, lì coltivava un orticello e alcuni alberi di mele gli assicuravano la frutta; dunque Giovanna non pativa di certo la fame, purtroppo la solitudine la sentiva eccome, infatti l’isola era tanto piccola da ospitare solo lei e nessun altro. Giovanna era una ragazza in gamba, sapeva leggere, scrivere e far di conto, che a quei tempi era già molto, sapeva tessere e cucire meravigliosamente, aveva una gran conoscenza delle erbe e sebbene non sembrasse, era davvero molto forte, insomma sapeva fare un po’ di tutto e in fondo era naturale, devi saperti arrangiare se vivi su di un’isoletta deserta. Il suo unico difetto era che tendeva a far sostare la mente tra le nuvole e questo la portava ad inciampare spesso.  

Però Giovanna, essendo consapevole di far parte di una storia, sapeva benissimo che prima o poi la pacchia sarebbe finita, avrebbe dovuto intraprendere un viaggio che l’avrebbe portata lontano. Un bel giorno infatti approdò nel suo paese una piccola barca senza che vi fosse nessuno alla guida, Giovanna capì che il momento era arrivato, prese tutto ciò che potesse servire per un lungo viaggio, sbarrò la porta di casa e partì. Il mare fu benigno e in soli tre giorni di navigazione la ragazza approdò su di un isola ben più piccola della sua dalla quale spuntava solo un piccolo pozzo. Giovanna scese a terra per recuperare un po’ d’acqua, malauguratamente inciampò e vi cadde dentro, ma invece di trovarci il fondo umido, si ritrovò in un grande giardino.

Più in là si ergeva una villa completamente bianca e la ragazza si avviò verso di essa per avere informazioni su come tornare in superficie, mentre passeggiava un forno si rivolse a lei con tono affannato e gli chiese di aprire il suo sportello, in quanto aveva molto caldo, dopo fu la volta di un mulinetto che gli chiese di chiudere un poco il rubinetto del fiume poiché non riusciva a reggere quel ritmo di rotazione, infine fu la volta di un alberello che le chiese di spezzare i rami secchi. Giovanna esaudì cortesemente tutte le richieste e una volta arrivata alla porta della candida casa, non fece in tempo a bussare perché una donna meravigliosa vestita di blu le aprì e le commissionò alcuni lavori. La ragazza si mise al lavoro di buona lena: spazzò i pavimenti, sbatté i tappeti, spolverò e lavò le tende, insomma continuò a pulire finché in tutti i pavimenti della villa non incominciarono a brillare, e appena ebbe finito, la fata oltremare, questo era il nome della donna che le aveva aperto, le sorrise bonariamente e volle ringraziarla per essere stata tanto servizievole, così le donò una piuma di gufo rosso, che le avrebbe permesso di comprendere il linguaggio animale e cinque comunissime biglie di vetro; le disse che al momento giusto si sarebbero rese utili, subito dopo aprì una porta fatta di luce che avrebbe riportato Giovanna in superficie, ragazza vi entrò e in effetti si ritrovò sull’orlo del pozzo, questa volta raccolse l’acqua facendo attenzione e ripartì. Ancora una volta il tempo fu buono con la ragazza, infatti arrivò in soli cinque giorni ad un’altra isola davvero piccola sulla quale c’era solo un piccolo tempio a cupola, oltrepassò le colonne che lo sostenevano per curiosare, ma scoprì con delusione che nulla vi era all’interno (era molto più grande di come sembrasse da fuori) se non un vecchietto chino su una scrivania e della paglia bianca sul pavimento. Nonostante Giovanna lo avesse salutato cordialmente, l’uomo non alzò gli occhi per salutare, quasi non si fosse accorto che Giovanna era entrata, poi lei gli chiese:

<<Mi scusi signore che fa qui tutto solo?>>

<<Scrivo.>>

<<Cosa scrive?>>

<<Scrivo tutto ciò che succede nel mondo in questo preciso momento, dalla foglia che cade aldilà del mare alle domande che stai facendo tu, ora>>.

Ci fu una pausa, poi la ragazza continuò:

<<Come può, lei solo, scrivere ogni singola cosa che accade sulla terra in ogni momento?>>,

<<La penna con cui scrivo mi permette di scrivere più storie alla volta, le pagine del libro che inchiostro non finiscono mai.>>,

<<Come fa a conoscere tutto quel che succede? Conosce forse il futuro?>>,

<<Posso conoscere solo il presente.>>,

<<E perché fa tutto ciò?>>,

<<Qualcuno deve pur farlo. Qualcuno deve narrare la storia. >>,

<<Non ha mai pensato a ciò che desidera?>>,

<<Nulla ha davvero importanza.>> rispose infine con tono solenne ma stanco, poi tacque, Giovanna si avviò verso l’uscita, poco prima di uscire però, capì che non era paglia quella che copriva il pavimento, era la barba canuta del vecchio scrittore.    

Questa volta il mare era più agitato, la ragazza nei seguenti sette giorni, dovette fare attenzione al vento e alle onde, alla fine arrivò in un'altra isola, ma appena scese si accorse che era strana, al posto dei frutti, ai rami degli alberi pendevano cose di vario genere: mattarelli, forbici, vestiti, panetti alla marmellata, gioielli; tutto ciò che si poteva desiderare cresceva sopra agli alberi. Potete immaginare quanto può essere pericolosa per un esserino, una foresta ripiena di utensili umani, infatti mentre Giovanna camminava per un sentiero, riuscì, grazie al dono della fata e alla sua conoscenza delle piante, a salvare o medicare molti animali feriti dai “frutti”. Tutte le creature curate promisero che, presto o tardi, avrebbero reso il favore alla ragazza. Arrivata alla fine della via, una grossa insegna avvertì Giovanna di essere arrivata nel paese di Cuccagna, un posto dove ognuno era felice poiché poteva ottenere tutto semplicemente facendosi una passeggiata nel bosco. Malauguratamente però un'altra pietra le fece lo sgambetto e la ragazza rovinò a terra proprio mentre visitava la piazza centrale. Cadendo, le biglie di vetro uscirono dalle tasche e tutti gli abitanti di cuccagna che si erano avvicinati per aiutare l’avventrice rimasero colpiti dalle strane sfere. A quanto pare quelle dovevano essere le uniche cose introvabili in quella contea, perché non appena ella ebbe finito di raccogliere tutte le biglie, fu letteralmente assalita dai paesani che tentavano di accaparrarsi una di quelle piccole meraviglie colorate, e se in un primo momento sembravano voler comprare l’oggetto in questione, poco a poco cominciarono a pretenderlo con la forza. Giovanna si vide spacciata, circondata com’era da quella marmaglia di persone, un forte rumore però distrasse tutti e lei riuscì a sgattaiolare sotto le gambe della gente sorpresa, poi una flotta di animali attaccò i delinquenti in piazza, che dovettero ripararsi dentro casa. Un colibrì, che la ragazza riconobbe come il primo animale curato nel bosco, le mostrò una scorciatoia per la spiaggia, dovevano sbrigarsi altrimenti gli abitanti sarebbero tornati alla carica. Appena furono in salvo, il colibrì le chiese se poteva essere ospitato nel viaggio e Giovanna, consapevole che le sarebbe stato d’aiuto, accettò il volatile sulla barca, poi spiegò ancora una volta le vele.

Questa volta la navigazione si fece davvero difficile perché il mare ogni giorno che passava si ingrossava di più e il nono giorno la tempesta si scatenò con tutta la sua forza. Fortunatamente quello stesso giorno un’isola si mostrò all’orizzonte, Giovanna faticò molto per avvicinarsi e ci riuscì, ma la barca venne sbattuta con tanta violenza dalle onde che si sgretolò sulla riva. Prima di svenire sentì un cane guaire in lontananza ma non riuscì a comprenderlo.

Quando si svegliò un grosso cane bianco la stava trasportando in groppa, tentò di chiedergli chi fosse, ma sembrava aver perso la capacità di parlare con le bestie, eppure subito dopo vide e sentì il suo amico colibrì svolazzare felice perché la ragazza aveva ripreso i sensi. Intanto il cane camminava in mezzo ad una strada di un paese, la folla si apriva mentre passava; sembrava diretto al castello, infatti è proprio lì che andò, e appena fu arrivato, delle ancelle si occuparono di Giovanna. Il re in persona le raccontò, quando si fu ripresa, che il cane era il suo settimo e ultimo figlio; sua madre era spirata mettendolo alla luce, ed era stato trasformato in animale da una strega amica della regina poiché lo riteneva responsabile della sua morte; questa viveva in un bosco tetro non distante dal borgo e per spezzare l’incantesimo non vi era altro modo che eliminare la fattucchiera e se fosse riuscita nell’intento, le avrebbe donato una barca nuova e una bussola magica che puntava sul luogo dove più di tutti voleva tornare. Giovanna non sapeva cosa pensasse chi stava scrivendo la sua storia, ma per i suoi gusti aveva già viaggiato abbastanza, così animata dal desiderio di tornare a casa si avventurò nel bosco oscuro dove il re gli aveva detto si nascondesse la strega. Inizialmente, grazie all’aiuto dell’amico colibrì, riuscirono a capire dove si stavano dirigendo, ma quando calò la nebbia e gli alberi si fecero più fitti, dovettero chiedere aiuto ad una gufetta che passava di lì per caso:

<< So dove abita la strega, ma non vi consiglio di avvicinarvi, ha trasformato tutti i miei familiari in topolini bianchi.>>, una lacrima le scese sulle morbide piume.

Giovanna le promise che avrebbe sconfitto la strega se avesse indicato loro la direzione. La dolce volatile, colpita da tanto coraggio, decise di accompagnarli, ma appena arrivati, attese insieme al colibrì fuori dalla capanna. La ragazza entrò in punta di piedi ma ancora una volta la sua goffaggine prese il sopravvento, incespicò, e la strega, che era troppo indaffarata per vederla entrare, sentito il tonfo la scoprì, fece un largo sorriso malevolo e puntò il dito su di lei recitando alcune formule magiche incomprensibili. La ragazza chiuse gli occhi sperando ardentemente di non essere trasformata in un rospo, ma li riaprì quasi subito, sentendo un fremito che proveniva dalle sue tasche. Non era successo nulla, la strega era rimasta impalata davanti a lei, con uno sguardo sconvolto e la bocca aperta, Giovanna tirò fuori le biglie di vetro dalle tasche, stavano brillando come stelle, le tirò addosso alla strega che fece per schivarle, ma non ci riuscì, e appena una di loro la sfiorò, disparve in un lampo di luce.

Tornò al castello e il principe le corse incontro, l’incantesimo era stato spezzato e la ragazza si apprestò a ripartire con l’imbarcazione fornitagli dal re, che entusiasta per l’esito dell’impresa non aveva esitato a chiederle di restare, ma lei aveva rifiutato.

Il principe però, che si era innamorato di lei non appena l’aveva intravista per la prima volta, si nascose sulla barca, e appena Giovanna ebbe ripreso il mare, le dichiarò i suoi sentimenti. La ragazza, anch’ella innamorata di lui, rimase in silenzio per dieci giorni di navigazione, durante i quali, il mare, sembrò voler essere il più romantico possibile, e quando finalmente furono arrivati a casa, lo baciò, e da quel giorno sull’isola non si sentì più il silenzio della solitudine.

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