Il Dio delle risate

Migliaia di anni fa, prima che l’uomo colonizzasse tutte le terre, gli dei camminavano in mezzo agli animali e il firmamento non era ancora la loro residenza.

Uno di loro di nome faceva Erminicleo ed era il dio della risata, l’aveva ideata lui, tutti gli altri dei lo riconoscevano, ma erano troppo occupati a creare per poter sciupare tempo ridendo, così Erminicleo partì alla volta del mondo per tentare di scovare una qualche creatura che apprezzasse la sua invenzione.

Viaggiò e viaggiò, salì sui monti, attraversò gli oceani, cercò sotto le pietre e nei cieli, ma ogni creatura che incrociava non riusciva a cogliere il perché della sua invenzione, ad esempio il lupo gli disse:

<<Se mi mettessi a ridere, l’agnello udendomi fuggirebbe e io patirei sempre la fame.>>,

Invece l’agnello replicò:

<<Se ridessi attirerei il lupo al mio nascondiglio e mi sbranerebbe in un sol boccone.>>,

e moltissimi animali dettero simili risposte alle sue domande; solo pochi tentarono di intendere, ma non ci riuscirono, come ad esempio la tartaruga, che ascoltate le richieste del dio scoppiò in una fragorosa risata, però presto si spense e la tartaruga tornò a brucare l’erbetta; fu così che Erminicleo si accorse che in effetti gli animali non è che non sapessero ridere né che non fossero felici, semplicemente per loro, lo scopo del vivere era semplicemente vivere, nient’altro, pertanto avrebbero potuto ridere fino a scoppiare ma non sarebbero mai riusciti a godere del momento di gioia che la risata gli dava né sarebbero rimasti segnati da quell’attimo di leggerezza, o avrebbero potuto smettere di vivere un solo secondo dimenticando i problemi e le angosce riuscendosi così a concentrare su un qualcosa che desiderassero aldilà dell’istinto, e mentre pensava queste cose si accorse in effetti di aver creato qualcos’altro di nuovo, i sogni. Erminicleo decise che doveva rimediare, e per rimediare avrebbe creato un animale totalmente nuovo, in grado di comprendere la sua creazione. Poiché era piuttosto nuovo del mestiere, dovette chiedere aiuto a qualche divinità sua amica, però erano tutte troppo indaffarate, il dio dell’amore fu l’unico che volle aiutarlo, a condizione che nel nuovo animale egli avrebbe messo l’invenzione di cui andava più fiero, ovvero l’amore (Di cui, questo va detto, gli animali non mancavano per certo) Erminicleo accettò, così il dio dell’amore gli spiegò per filo e per segno come bisognava fare; gli consigliò di creare il nuovo animale prendendo uno stampo più vecchio, perché quando si fa una cosa nuova, incappare in qualche errore non è raro, e con la magia è facile compromettere l’equilibrio del mondo. Finite le lezioni, Erminicleo si mise all’opera, prese la scimmia, perché secondo lui era l’animale più buffo e non voleva che l’animale nuovo incutesse paura, gli stirò le gambe, gli tolse il pelo e gli aggiustò la testa, poi, finita la forma, salì su di una collina, accese un falò e sopra vi mise un calderone, vi buttò dentro l’uomo, così aveva chiamato il nuovo animale, e poi si mise a scegliere gli altri ingredienti:

Come aveva promesso mise molto amore, la talpa rammenta che ne fossero nove o dieci chili, poi ovviamente le risate, il falco disse di averlo scoperto a mettercene almeno sette metri, una buona dose di sogni, otto acri ricorda il gabbiano, poi aggiunse quattro litri di felicità, la coccinella ne è sicura, e continuò introducendo nella pentola un ingrediente che fino ad allora era stato esclusivo degli dei, la fantasia, << Si, si, l’ho visto con questi occhi…>>, racconta il gufo << ci mise proprio la fantasia non c’è dubbio>>, mise tre tazze d’intraprendenza e cinque cucchiai di fortuna, intanto attorno a lui molti animali si erano riuniti, curiosi di assistere al prodigio, questo gli fece venire in mente che doveva aggiungere la curiosità; aggiunse l‘artiglio della tigre perché voleva che fosse combattivo, e un mucchio di piume perché voleva che fosse dolce, poi si disse che per essere dolce doveva essere buono e allora ci aggiunse la bontà (Cosa dite? Odio, invidia, egoismo? No, queste inclinazioni l’uomo le acquisì più tardi, incespicando). Continuò così per nove giorni e diciassette notti, pensando di giorno e operando di notte, molti sono gli animali che lo videro e che narrano di cosa Erminicleo mise nella pozione, alcuni di loro ancora oggi sono stizziti perché Erminicleo non volle ascoltare i loro suggerimenti, come il leone che suggerì di aggiungere i suoi denti, o la giraffa e l’elefante che sperarono di vedere inseriti nell’ intruglio l’una il suo elegante collo, l’altro il suo lungo naso, ma Erminicleo si faceva guidare solo dal cuore e quando sorse il sole della diciassettesima notte, chiuse con un coperchio il calderone e lo lasciò riposare per non una, non cinque, ma ben sette lune piene, e mentre lui si riposava per la fatica, la voce si sparse, ogni animale voleva vedere la nuova creatura e anche gli dei cominciarono ad essere curiosi, dimenticarono le loro mansioni e attesero trepidanti ai piedi della collina che Erminicleo spalancasse il coperchio, in tal modo che il giorno prima della settima luna piena una gran folla si preparava a festeggiare il nuovo animale.

Quando la luna fu alta nel cielo, il dio della risata scalò l’altura, nessuno osava respirare per paura di deturpare quel momento solenne, e non appena Erminicleo sfiorò il coperchio, quello schizzò via di prepotenza e dall’interno della pentola si sprigionò una luce intensissima. Quando essa si affievolì, Erminicleo ne rovesciò il contenuto e vennero fuori venti piccoli cuccioli d’uomo, dieci maschi e dieci femmine, che prima ancora di aprire gli occhi si misero a ridere, e la loro risata a poco a poco colmò il mondo portata dal vento, tutti quelli che la udirono ne godettero e poi si misero a festeggiare il lieto evento. Gli dei di comune accordo decisero prendere come nuova residenza il firmamento e di lasciare la terra agli uomini, salirono allora sulle nuvole dove ancora oggi continuano a festeggiare la creazione dell’animale che sa ridere e sa sognare.

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